LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 27 ottobre 2017

Gli stralcetti - LA PIETA' DI DIO (racconto breve)



LA PIETA' DI DIO
Barbara Risoli
Genere horror

«I maledetti stanno scendendo sulle nostre strade» disse un uomo riverso sul bancone, ormai sbronzo dopo una giornata di lavoro e una serata di baldoria. L'oste guardò i vetri della finestra malconcia e scorse la notte illuminata dalla luna, la strada fangosa, il vento a scuotere stracci appesi dopo essere stati lavati.
«I maledetti hanno fame» intervenne una donna, quella che i paesani dicevano fosse pazza. Un altro avventore fece scattare un fucile caricandolo per la difesa.
«I lupi ci decimeranno tutti» asserì qualcun altro ingurgitando altro liquore di bassa qualità.
«Non sono i lupi a essere affamati» rise istericamente la pazza e tutti risero con lei credendo in un allusione volgare, visto che, anche se pazza, in molti gradivano la sua compagnia senza inibizioni di sorta. Era giovane la pazza, malconcia e bionda come una donna del nord. Si diceva venisse dal nord, che fosse figlia di qualche demone dei ghiacci. Era anche bella la pazza se prima di portarla nell'alcova le si dava una bella lavata. Risero con lei e uno degli uomini le afferrò un braccio invitandola a coricarsi con lui dietro il bancone, nella stanza del magazzino. Lei ebbe una reazione di disgusto e lo fissò con astio.
«Sei pazzo più di me, piccolo uomo! Loro sono affamati e tu potresti essere il loro pasto» sibilò tremando, come spesso le accadeva.
«Saprò difendermi, piccola sgualdrina» le fece sapere battendo la mano sulla tasca dove teneva una pistola sempre carica. Lei scosse il capo con insistenza.
«I lupi muoiono, loro no!» stupì tutti che la fissarono increduli e confusi. Di cosa parlava la pazza? Ma era pazza, non aveva importanza. Un fragore esterno li distrasse e si portarono alla finestra per osservare l'esterno. Le poche porte aperte si chiusero sulle vie macilente, le finestre si serrarono e la corsa dell'insolito branco fu come una folata di vento mortale, il battere delle zampe dei tre grossi lupi era l'unico frastuono che assordò gli avventori allucinati e che videro con le tre bestie, due persone a cavallo e un bellissimo cane dal pelo lucido e nero. Ebbero un attimo di timore che li fece ritrarre all'unisono, mentre la pazza si lasciava andare a una grassa e sonora risata.
«Taci!» la esortò uno di loro con il tremore nella voce roca. Lei rise ancora e poi ancora, ingurgitando come un maschio, da una bottiglia, liquoraccio aspro.
«Avete paura, pidocchi! E sapete che contro di loro nulla potrete, come un tempo, come tanto tempo fa» profetizzò. Uno di loro la prese con forza per le bracia e la guardò negli occhi arrossati.
«Di che parli, pazza?» Lei sogghignò e si sedette davanti alla candela accesa del tavolino tarlato, la luce la illuminò sottolineando un'espressione demoniaca e saccente, gli occhi si fecero vivi e lucidi, non più pazzi.
«La contessa è tornata» dichiarò.
I fiati rimasero sospesi.

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