LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

mercoledì 27 settembre 2017

Gli stralcetti - LA GRAZIA DEL FATO




LA GRAZIA DEL FATO
Barbara Risoli
Genere Fantasy Mitologico


La neve che continuava a cadere su Astos rendeva l'atmosfera ovattata. I corridoi del palazzo erano poco illuminati da sporadiche torce. Non un rumore spezzava la staticità della notte, il nulla sembrava dilagare nelle stanze. L'ombra di Thanatos avanzava lentamente verso la camera dove Zaira dormiva senza Dunamis, impegnato nell'arena con i suoi comandanti in una difesa inutile della rocca. Si affacciò alla porta, confondendosi con l'oscurità cui apparteneva e osservò la figlia del futuro. Poteva vederla anche senza la luce, rimase per qualche istante assorto davanti alla sua bellezza. Si sedette sul ciglio del letto e le spostò una ciocca di capelli dal viso. Percepiva il battito del suo cuore, lo ascoltò affascinato. Non si era mai soffermato su un mortale, il suo compito era sempre stato quello di togliere il respiro e di tagliare un po' di capelli del prescelto per consegnarli ad Ades, perché potesse riconoscerne lo spirito, quando giungeva nell'Oltretomba. Non aveva mai pensato agli uomini, alla loro natura, al loro corpo, alle loro emozioni, ai loro dolori. Posò la mano fredda sul petto di Zaira, sentì lo scorrere del sangue che confluiva nella parte sinistra. Provò un senso di desolazione. Toccò le labbra semiaperte della regina, il fiato caldo lo turbò. Gli occhi rossi scintillarono ed ebbero un arcano tremore che lo agitò. Che sciocchezza! Lui non poteva provare certe sensazioni. Un fremito più forte lo scosse. La schiena si curvò, poi s'inarcò in movimenti lievi. Piano le ali celate spuntarono sotto il chitone viola, strapparono la stoffa e si spiegarono grandi, nere e lucide come quelle di un enorme corvo. Si mossero senza alcun fruscio. Poi si aprirono stupende, rendendolo minaccioso. «Zaira d'Enotria, un tuo pensiero e io sarò salvo» disse cavernoso. Le lunghe dita si fermarono sugli occhi chiusi. Lei si mosse disturbata da un sogno «Un pensiero e la mia condanna cesserà d'essere» aggiunse. La stava soggiogando, ma era difficile, il controllo su di lei era quasi nullo «Thanatos il tenebroso è giunto per te dal suo eremo lontano. Salvami e nulla accadrà nella tua dimora perfetta» continuò. Zaira aprì lo sguardo. Non era sveglia. Un cupo velo oscurava la sua espressione. La fissò attento a non destarla. Avvicinò il volto. «Salvami» ripeté disperato, nonostante il ghiaccio del suo essere. Lei dischiuse la bocca. Un rumore proveniente dalla terrazza serrata lo distrasse. Una voce alle spalle infranse il suo sortilegio.
«A questo deve ricorrere il primogenito di Nyx?» Zaira richiuse le palpebre. Il dio si voltò e vide Dicaia. L'amazzone lo aveva tenuto d'occhio, aveva previsto il suo tentativo e ora stava impedendo che si realizzasse il volere del Fato. Si mise dritto. La fronteggiò con le ali per un attimo ad avvolgerlo.
«Hai bisogno del suo consenso, della sua pietà o di cos'altro?» sorrise la donna impassibile davanti all'immortale apportatore di morte. Si limitò a scrutarla «Non hai alcun potere su di lei» proseguì ferma.
«Ce l'ho su di te, Dicaia della Città Bianca» l'avvisò.
«Non sei qui per me, non sei stato incaricato di mettere fine alla mia vita» si difese.
«Perché mi stai ostacolando?» le chiese allora. L'amazzone fece un passo guardandolo dritto negli occhi che tentavano invano di inchiodarla.
«Sei qui per una condanna che ti è stata imposta, grava su di te l'ira di un dio potente, forse Ades, forse Zeus, anche se qualcosa mi sfugge» lo fulminò.
«Sia pure come dici, piccola donna, ma osi davvero molto a metterti contro Thanatos figlio di Nyx, la tua dea» sibilò alle strette, mentre le ali rientravano e l'aspetto tornava normale, nei limiti della normalità che Thanatos poteva avere. Dicaia lo osservò insistente.
«Qualcosa t'impedisce di agire» affermò, irritando il dio della morte che la superò e si fermò sulla porta. «Un dio condannato» ridacchiò l'amazzone. L'immortale si dissolse.

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