LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

sabato 30 settembre 2017

Gli stralcetti - IL VELENO DEL CUORE




IL VELENO DEL CUORE
Barbara Risoli
Genere romance storico, no erotico
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«Diverrò una suora» finalmente rivelò. No, non ce la fece a restare serio, tentò di trattenersi, ma lo sbuffo divertito che sfuggì dalle sue labbra diede il via a una grassa risata. Lei lo guardò delusa.
«Tu, una suora?» sottolineò quell’idea comica e assurda. La ragazza corrucciò le sopracciglia, non cogliendo la sfumatura del suo tono. Si sentì offesa e glielo fece capire. Lui si appoggiò alla parete rugosa della caverna e si calmò lentamente; poi le riservò quell’occhiata capace di confonderla.
«Non hai il temperamento della santa» asserì, adombrandola.
«Mettete in dubbio la mia serietà?» lo interrogò contrariata.
«No, assolutamente. Metto in dubbio la tua vocazione che non c’è ora e non potrà mai
esserci» chiarì. Eufrasia ci rifletté.
«Non è giusto» continuò a lamentarsi. Il risentimento sovrastava ogni rassegnazione.
«Mia cara, viviamo nell’ingiustizia e la normalità ci disgusta. Io e te ci somigliamo» la sorprese con quell’affermazione e lei ancora lo accusò tacitamente.
«Io non sono un’assassina» gli fece notare, strappandogli un sogghigno.
«Soltanto perché non ne hai avuto l’occasione. Tu, come me, persegui il magnifico e ciò che per gli altri è normale, per te è inaccettabile» aggiunse serioso, troppo per pensare a uno dei suoi scherzi. «Dite solo delle sciocchezze» lo zittì, facendo spallucce. Però il suo parlare preciso e diretto l’aveva colpita: non era un’assassina, ma aveva desiderato uccidere Aldo per punirlo di una colpa sostanzialmente iniqua, per la sua inettitudine, per la sua incapacità, per il suo inconsapevole mentire, dicendo di amarla. Per lei l’amore, adesso, era qualcosa che non l’aveva mai sfiorata. Scosse il capo sconvolta da se stessa e il bandito la osservò, mentre lottava contro i propri pensieri e il proprio essere autentico.
«Aldo era così normale, vero?» la colse in flagrante. Neppure allora credette nella sua capacità di leggere il pensiero. Non gli rispose.
«E tu vuoi un eroe o un bastardo, non sai cosa fartene di un uomo senza gloria e senza infamia» fu esplicito. Istintivamente, Eufrasia ebbe l’impressione che stesse tirando l’acqua al suo mulino, poi escluse quell’evenienza.
«Lo avete detto, un eroe» lo stilettò sottile.
«O un bastardo, ho detto anche questo» sottolineò arcigno. Lei sbuffò, fissandosi sulla pioggia battente che scrosciava davanti a loro. Strano, ma si sentiva bene. Come poteva essere? L’appoggio inaspettato di Venanzio la sollevava e le toglieva quel masso abnorme dal petto. Eppure nulla era cambiato, il suo destino restava segnato, da lì a poco sarebbe partita alle volte di Parigi per entrare in convento e diventare una sposa di Cristo! Già, nulla era cambiato in quei minuti. L’ombra, per un attimo scemata, tornò sul suo volto, con il groppo ingoiato poco prima a serrarle nuovamente la gola. Sospirò esausta, quell’andirivieni di malessere e benessere la sfiancava e anelò morire, magari senza accorgersene, senza dover lottare per sopravvivere. Morire, così com’era nata, nell’inutilità del vivere che sentiva addosso. Certo, questa volta solo la morte avrebbe potuto salvarla. Solo la morte? La morte… Arrossì, agguantata da un pensiero feroce, poi sbiancò e timidamente volse l’attenzione a Venanzio che non aveva smesso di studiarla. Si passò la lingua tra le labbra asciutte e strinse lo sguardo scuro. «Voi» sussurrò lieve. Una luce crudele le attraversò il viso, inquietante quanto affascinante. «Sì, potrei essere la carta vincente che ti serve per gabbare il destino e aggiudicarti la partita» la invitò a continuare, per nulla intimorito, nemmeno sorpreso, probabilmente già a conoscenza dei suoi pensieri.
«Voi siete un assassino» asserì acida.
«Un assassino è sempre utile» le ricordò, suadente. La determinazione di quella ragazza era addirittura luminosa.
«Uccidetemi» disse. Lui non sbatté ciglio. Il cuore però gli andò in testa, come se si fosse aspettato quella richiesta dal momento in cui aveva visto la sua disperazione sciogliersi in lacrime. Si mise a ridere, socchiuse lo sguardo nel farlo e se la ritrovò addosso, le mani bianche sulla camicia nera che indossava. Tornò serio, mentre i loro occhi furono gli uni dentro gli altri, simili nel colore e ora anche nella decisione. Percepì il suo calore superare le stoffe degli abiti e un’emozione sconosciuta lo fece vacillare dentro, come mai gli era accaduto, o forse come quella notte… al tocco casuale del polso di un angelo schiantato accanto alla sua agonia. Venanzio non tremò, trattenne ogni reazione, non si mosse, ascoltò il respiro di Eufrasia. «Aiutatemi» lo supplicò con un tenero sussurro che lo spiazzò. Il languore che gli riversò addosso lo confuse e la sensazione di non avere scampo lo mise in agitazione. Cercò di fare mente locale, ipnotizzato dal bagliore fascinoso di quegli occhi che, inconsapevoli, sapevano scatenare strane sensazioni negli uomini. Ritrovò a stento la propria freddezza e veloce, senza che lei potesse difendersi, le cinse le braccia e la bloccò. S’impadronì delle sue labbra, socchiuse e scarlatte, che da sempre lo attiravano con sentenze e parole discordati. La baciò improvviso e appassionato, senza che il ricordo di un bacio come quello emergesse dalla sua mente attenta, prudente nel non lasciarsi prendere e portare via. Eufrasia perse il fiato, l’impossibilità di poter prevedere quel gesto la piegò facilmente e l’emozione che le salì dallo stomaco fu nuova, frastornante, qualcosa che mai nella vita aveva immaginato e tanto meno provato. Non chiusero gli occhi e nella profondità poco rispettosa di quel contatto si fissarono fermi, come se stessero sostenendo una sfida senza sentimenti. Eppure entrambi colsero il sapore inequivocabile di un sentimento che non vollero analizzare. Senza parole si divisero e a cedere fu lei che, senza respiro, si appoggiò al suo petto fermo, privo di emozioni sotto la stoffa scura. Senza essere vista, chiuse lo sguardo, mentre la stretta dell’uomo allentò, sbloccandole le braccia che non scesero. Il bandito la sentì prendere il fiato perso e tornare alla calma che sapeva di avere minato con il proprio fuoco.
«Che cosa volete dimostrare con questo?» chiese con un filo di voce. La timidezza, per lei sconosciuta, emerse e la mutò in quel momento. Venanzio ebbe un sussulto ironico che la irrigidì, senza che trovasse il coraggio di alzare il viso. L’uomo si avvicinò al suo orecchio e lei percepì il calore del fiato sfiorarle anche il collo. «Non c’è nulla che io possa dimostrarti, Eufrasia des Fleuves, nulla che tu non riesca a comprendere da sola» disse lieve, come se stesse confessando un segreto. La giovane non si mosse. «Eri il mio sogno» aggiunse oscuro, facendola sussultare intensamente. Tentò di guardarlo, vincendo l’imbarazzo, ma Venanzio non glielo permise e le serrò il capo contro di sé.
«Ti ascolto» interruppe il languore tra loro. Non sarebbe riuscito a guardare quel viso bellissimo, senza che i sensi lo travolgessero e lo annientassero. Non voleva questo per lei, gli era troppo simile, sarebbe stato come ferire se stesso e dentro aveva già troppe cicatrici che facevano ancora male. Eufrasia ebbe così il tempo per ritrovare la lucidità.
«Sarò io stessa a commissionarvi la mia morte. Lo avete detto, voi siete solito uccidere a pagamento, la vostra ricompensa sarà cospicua» lo sorprese improvvisamente glaciale, anche se colse nel tono della sua voce un tremito che la faceva sembrare una bambina. Rimase fermo con il suo calore a penetrarlo come una spada.
«Sembri decisa» mise in discussione ogni cosa.
«Non sono tenuta a giustificarmi con voi, mentre voi dovete dirmi se accettate quest’incarico o se vi pare troppo terribile» fu dura, poco propensa alle celie, ingenuamente convinta di averlo sbaragliato. Era dunque esattamente come l’aveva immaginata: si barricava dietro la giustizia e l’onestà del suo rango, ma lo spirito che la muoveva non era come il suo aspetto, bensì crudele e senza scrupoli, esattamente come lui. E come lui era diventata ciò che era, da pochi minuti. Stava assistendo alla tragica nascita di un’anima lesa e per questo feroce.
«Sei diabolica» asserì roco.
«Non più di voi, Venanzio» ribatté. Fece per spezzare il loro contatto, ma lui la avvolse in un altro abbraccio, lieve eppure invitante, al quale lei non volle rinunciare, memore e già nostalgica del bacio che l’aveva scossa, regalandole assurdamente la freddezza necessaria per difendere la propria vita.
«Mi stai chiedendo di ammazzare un innocente al tuo posto» andò al sodo Venanzio. Aveva capito tutto, senza che lei gli avesse dettagliato un piano.
«Io non sono innocente?» ringhiò amareggiata.
«Sai difenderti molto bene» la stuzzicò.
«Non escludo nessun mezzo per salvare me stessa» Finalmente riuscì ad alzare gli occhi su di lui. «Il mio compenso» fu venale, algido quanto lei.
«Vi darò le direttive necessarie per entrare nel mio palazzo. La metà di ciò che sarete in grado di prendere sarà vostro» era come un uomo d’affari, sempre più ferma e macchinosa, ma la voce la tradiva e lui ne fu compiaciuto.
«Ti fidi di me? Sai che potrei prendere tutto e scomparire» insinuò.
«Non lo farete» asserì senza esitazione.
«La tua sicurezza potrebbe costarti cara» la avvertì.
«Voi vi siete fidato di me, il fatto che siete qui lo conferma» lo sfidò, alludendo che non aveva rivelato la sua presenza in riva al fiume. Si guardarono lungamente, erano diventati in pochi secondi complici di un crimine, stavano condannando a morte la figlia del conte des Fleuves.
«Sarai una donna sola, Eufrasia. Perderai il tuo nome, il tuo titolo e la tua vita agiata» volle farla ragionare, andando contro se stesso e cogliendone una sorta di mesta delusione.
«Sono sempre stata sola. Mi avete conosciuto che ero sola e mi avete ritrovato sola. Credete che questo possa spaventarmi? So cavarmela e se non sarà così, soccomberò» parlava di sé come di un’estranea o di un nemico.
«È una cosa della quale potresti pentirti e non potrai tornare indietro» fu quasi paterno. Si maledì per questo, perché ciò che sentiva per lei in quei momenti non era certo amore paterno!
«Se mi limitassi a fuggire, farei altro male a mio padre, lo getterei nella vergogna e non lo sopporterebbe. La mia morte sarà certamente meno gravosa per lui e non infangherà il titolo di cui va fiero» rivelò amara. Venanzio alzò le sopracciglia: Eufrasia pensava all’onore del conte, giocandosi il destino su un tavolo verde. Tuttavia, le porse la mano per suggellare il loro accordo. Lei si allontanò di un passo e gliela strinse con decisione.
«Ricordate, la metà di ciò che vi sarà possibile rubare, solo la metà» precisò.
«Certo, la metà» confermò. La stretta delle loro mani diverse, una candida come marmo pregiato e una vissuta come metallo temprato, chiuse un discorso allucinante e aprì un capitolo nella vita di entrambi. I loro occhi, anch’essi diversi, pur del medesimo colore, si promisero una fedeltà che andava oltre qualsiasi previsione. Tra loro si accese una scintilla letale e si avviluppò un nodo che nulla avrebbe potuto sciogliere. Sorrisero, apparentemente impegnati a programmare il delitto, ma segretamente scossi dal bacio che li aveva uniti in un fremito imprevisto.

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