LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 8 maggio 2015

AUGURI MAMMA!

Oggi è la FESTA DELLA MAMMA e voglio ricordare la mia con il dolore di pochi giorni successivi alla sua prematura e ingiusta morte. Sono parole senza briglia queste, forse errate in certi versi, ma sono sangue del cuore, lacrime d'amore.

AUGURI MAMMA!

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MIA MADRE

Mia madre era bellissima
perchè aveva gli occhi neri
e io amo gli occhi neri,
ma lei si arrabbiava
perchè li preferiva azzurri
e così il destino,
già beffardo di suo,
mi ha dato occhi verdi.

Mia madre era grande
anche se era alta poco più di un metro e cinquanta
ed avrebbe voluto essere altissima
mentre io desideravo esser piccina come lei.
E si arrabbiava perchè non ero mai contenta.

Mia madre scriveva
quand'ero bimba e mi leggeva le sue storie
che son diventate le mie fiabe
dimentica di Cappuccetto Rosso e di Cenerentola,
piuttosto in viaggio
nei suoi mondi fantastici.
Mi ha lasciato questo di sè, mia madre:
la penna in mano intinta nel sangue del cuore,
la fantasia,
la voglia di narrare,
di inventare,
di non essere uguale a nulla,
di staccarmi dal comune,
di cercar d'essere qualcosa,
poco importa se in più o in meno.

Mia madre amava.
Amava me forse più di tutto il resto
e poi mio padre che è rimasto,
poi le bestie,
le persone, il cielo,
il mare ma che fosse d'inverno,
non le piacevano le spiagge affollate.

Mia madre mi seguiva,
parlava al telefono e di persona,
mi correggeva la parlata e gli scritti,
mi incitava ad andare avanti, a credere,
andava fiera di me e me lo diceva.
Mia madre mi sopravvalutava,
ma non la si convinceva del contrario.

Mia madre era la mia amica,
di mamma sapeva poco,
ci dicevamo cose che altri non capivano,
ci offendavamo ridendo,
ci dicevamo cose allegre con aria seriosa,
eravamo come due pezzi coincidenti:
lei era ciò che avrei voluto essere io,
io ero ciò che avrebbe voluto essere lei.

Mia madre era giovane,
l'anagrafe era cosa senza senso per noi:
giocava ai videogames, ascoltava i cantanti,
si appassionava ai mondiali di calcio,
sapeva bene quali erano i miei idoli
senza che glielo dicessi.

Mia madre era forte,
sino all'ultimo,
 ma non capiva perchè lo dicevano tutti.
Fingeva di non capire,
perchè mia madre era perspicace, attenta,
non le sfuggiva il particolare,
piuttosto era modesta
e io le dicevo che la era troppo.

Mia madre era mia madre
e mi ha lasciata sola.
Non voleva farlo,
lo so,
 ma se ne è andata, d'estate, pochi giorni fa,
e adesso capisco perchè non ho mai amato l'estate.

Mia madre se ne è andata,
o meglio... se la son portata via,
velocemente,
assurdamente,
senza un adeguato preavviso,
con la ferocia di un assassino,
con la crudeltà di un torturatore,
con l'ingiustizia di un Cielo
che non capisco
e che adesso non guardo più,
che non voglio ascoltare,
che non voglio pregare.
Mia madre ha abbandonato il suo posto
e non c'è logica che io possa trovare,
non v'è piano oscuro
che io riesca a scorgere
 nel silenzio che ha lasciato,
nel sapore amaro che sotto i denti stride,
nel soffio gelido di un vento invisibile.
Mia madre non c'è più,
almeno questo era l'intento...
... ma son certa
che invece c'è,
più forte di prima,
più furba di prima!
C'è nella mia voce,
nel mio cuore che fa strane bizze,
nel mio passo,
nelle mie dita che stanno scrivendo,
 nell'etere che ci accoglie,
nel pensiero,
nei sogni,
in quella dimensione
che ha sempre descritto
come se la conoscesse
e così ha gabbato il destino.

Mia madre è morta.
Ma cos'è la morte?
Se lo è chiesto per anni:
adesso lo sa.

Ciao mamma!
Tanto lo so che mi sei accanto.

Barbara (10 agosto 2010)




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