LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 31 gennaio 2014

L'ERRORE DI CRONOS di Barbara Risoli - Stralcetto


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L'ERRORE DI CRONOS
Barbara Risoli

Link diretto:
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- Stralcetto -

Era dunque arrivato il momento più importante, la grande occasione, e la figlia del futuro percepì nell'aria l'apprensione di Ansal. Le sorrise, come a volerla sfidare prima del tempo. Il pubblico era ormai caldo, le grida erano alte e coinvolgenti, c'era un'atmosfera amichevole e festosa, molte delle Amazzoni scommettevano sull'una o sull'altra. I favori del pubblico ovviamente erano per l'Arciere Bianco, leggendariamente infallibile. La prova con l'arco era la più acclamata perché alla fine c'era il confronto con Ansal e chi aveva questo coraggio, chi ambiva ad arrivare sino in fondo rischiava davvero tanto. Già le partecipanti ne parlavano e si lasciavano trascinare dall'emozione. Zaira era tra loro, fiera e sicura, lo sguardo stranamente scuro e il respiro impercettibile. Appariva glaciale e Tolma la fissava.

La prima freccia che scoccò fu veloce e precisa, centrò il bersaglio che era una colomba bianca. In seguito non fallì e a ogni tiro l'esaltazione cresceva intorno. Il nome di Dunamis echeggiava violento in lei, le parole di Schià si facevano sempre più importanti. La sfida prima della finale fu con una donna più grande di lei. Non la prese in eccessiva considerazione, la preoccupazione e la paura le volle tenere per il duello con Ansal che già scendeva dal palco reale per controllare la sua preziosa arma. Non volle farsi distrarre, si concentrò. Sapeva che sconfiggere l'Arciere Bianco avrebbe scatenato non poca meraviglia, assaporò segretamente la vittoria e tutto ciò che avrebbe comportato. Non sbagliò neppure questa volta. Le spettatrici esplosero: Zaira d'Enotria aveva vinto, il Contingente d'Avanguardia si era distinto in modo eccezionale. Anche Tolma si alzò in piedi per applaudire e la straniera accennò un rispettoso inchino. Tornò poi a una nuova tensione, dovuta ad Ansal che inaspettatamente avanzò verso di lei. Spettava al capo dell'Esercito Bianco decidere le regole del confronto, da lei dipendeva tutto, non c'era tempo per riposare. Tutti tacquero in attesa delle disposizioni dell'Arciere Bianco.
Image and video hosting by TinyPic«Sarà una colomba nera il bersaglio, un solo dardo dovrà partire dai nostri archi» spiegò. Un gran sussurrare spezzò l'aria. La figlia del futuro ebbe un salto al cuore: sarebbe stato difficile anche per un gatto vedere una sagoma scura con quella luce falsata! Una sola freccia. Si trattava di una gara contro il tempo, avrebbero potuto centrarla insieme.
«Se la colpiremo entrambe, vincitrice sarà chi si sarà avvicinata di più al cuore» aggiunse Ansal, come se avesse letto il suo pensiero. Per un attimo Zaira temette di non farcela, ma fece appello alla calma.
«Se non te la senti, sei ancora in tempo» le disse la rivale, giocando la carta psicologica.
«Non voglio deludere la mia regina» rispose rigida.
Distanti, le addette lavorarono con la gabbia dove la colomba nera era rinchiusa. Zaira guardò l'oscurità del cielo stellato e la luna piena. La sua luce le entrò negli occhi, regalandole un'insperata tranquillità; la fissò lungamente e solo quando percepì le ali del volatile distolse lo sguardo. Si concentrò sul bersaglio, ma pur sentendolo muoversi, non riuscì a individuarlo. Anche Ansal attese qualche attimo, poi lasciò che la freccia partisse, quando l'animale venne a trovarsi davanti a una torcia tremolante e ingannevole. La rivale non si mosse: l'Arciere Bianco aveva sprecato la sua opportunità, mancandola di poco. Per quanto deludente fosse quel risultato, non era detto che la straniera avrebbe vinto laddove lei aveva appena fallito. E poi Zaira se ne stava immobile, come se avesse rinunciato anche solo a provarci, nel silenzio dei presenti. La straniera volse ancora l'attenzione alla luna fattasi, come per magia, apparentemente più grande. Era ferma, con l'arco teso, con ogni muscolo pronto a scattare.
«Cosa fa?» sussurrò Schià preoccupata avvolgendosi nel mantello.
«Accidenti, non la vede» ringhiò Eucide nervosamente. L'idea di tanti sacrifici vani la inondò di rabbia.
Poi, quando nessuno se lo aspettava più, la figlia del futuro puntò la luna. Solo allora Ansal capì e fu allora che ebbe la certezza di non avere scampo. L'ombra della colomba fu nitida, visibile contro la luce dell'astro notturno. Un buon arciere, e Zaira la era diventata, poteva prendersi tutto il tempo che voleva per centrare la bestia senza eccessiva difficoltà. Così fu. Il rumore della corda fu sinistro e il tonfo della vittima seguì macabro.
«Per te» sussurrò senza essere udita da alcuno, pensando così intensamente al re da credere di scorgerlo accanto alle amiche. In poche credettero a ciò che avevano visto, alla sconfitta dell'Arciere Bianco. Dopo alcuni secondi di corale incredulità, il giubilo assordò la vincitrice che finalmente sorrise, lasciando cadere le spalle come se si fosse liberata del peso più grosso della sua vita. Schià ed Eucide la raggiunsero, gridando per la felicità e abbracciandola con veemenza. Non riusciva a dire una parola, non riusciva a ringraziare il cielo.
«Ora i nostri compagni sono liberi» le disse l'ancella a un orecchio. Zaira annuì.
Tolma si alzò dal suo trono e scese nella radura per congratularsi con lei. Si fece il vuoto intorno alla straniera. Tornò il silenzio. La regina la guardò fiduciosa e commossa, mentre lei, pur essendo agitata, mantenne un atteggiamento rispettoso.
«Sapevo che ce l'avresti fatta» affermò la sovrana e le appoggiò una mano sulla spalla.
«Per voi, mia regina» s'inginocchiò davanti a lei. Ansal si portò accanto a Tolma.
«Sai cosa significa questo?» le chiese la regina. L'Arciere Bianco tremò. Era la fine: della sua signora, del regno, di se stessa. Non permise che le lacrime la vincessero.
«Non lo so» la straniera mentì. La Sovrana Bianca sorrise ancora e diventò persino più bella nella gioia che dentro la stava inebriando.
Lontano, al comparire di Afrodite, gli occhi di Dunamis si alzarono stanchi. La dea non lo aveva dimenticato. Era esausto. L'inverno passato nella grotta e le continue sortite segrete che aveva fatto alla Città Bianca nella speranza di scorgere Zaira, lo avevano provato. Era dimagrito, poco curato, la barba incolta gli dava un aspetto selvaggio e poco invitante. Ebbe comunque la forza di inchinarsi al cospetto della divina.


«Adesso è una di loro» gli disse. Lui non comprese.

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