LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

lunedì 10 giugno 2013

Torna L'ERRORE DI CRONOS di Barbara Risoli - Riveduto e corretto (in revisione) - L'inizio del II CAPITOLO

L'ERRORE DI CRONOS, la mia prima pubblicazione di genere MITOLOGICO FANTASTICO torna, riveduto e corretto. Il mio editor? I lettori, i loro commenti, gli appunti espressi, le critiche anche feroci. Tornerà dunque Zaira diversa da come la conoscete, un travel-time che ha anticipato (in tempi non sospetti) l'utilizzo degli scenari ellenici! Ecco l'INCIPIT... in attesa della pubblicazione su Amazon in Formato Kindle.

BUONA LETTURA


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L'ERRORE DI CRONOS
di
Barbara Risoli

CAPITOLO II
Il figlio del lupo


Anni addietro, quando il regno di Astos e il nome del suo giovane sovrano iniziavano ad acquistare un certo prestigio in tutta l’Ellade, egli si recò a Delfi per consultare l’oracolo di Apollo. Era imminente lo scontro con il valoroso Esercito Bianco delle Amazzoni e voleva conoscerne l’esito, nonché il volere degli dei. La Pizia, una sacerdotessa dall’aspetto terribile, invasata e psicologicamente instabile, aveva accolto la sua richiesta, garantendogli un colloquio con il dio. Dovette attendere il settimo giorno di quel mese estivo e lo fece ospitato dai regnanti della città, gli unici a non temerlo. Scorse il fumo che annunciava l’apertura dell’oracolo: un capretto era stato sacrificato, dopo averlo fatto tremare sotto l’acqua della fonte sacra. Dovette infine sottoporsi alla purificazione nella sorgente Castalia, per poi presentarsi nell’adyton del tempio, odoroso di alloro che cresceva sotto la grande apertura destinata allo sfogo del fuoco di Hestia. La Pizia sedeva male sullo scomodo tripode e lui la fissò ansioso e chino. Gli fu predetto che la guerra sarebbe stata vinta dall’esercito di Astos con valore, proprio come aveva sperato. Quando fece per andarsene soddisfatto, la donna cadde nuovamente in trance e lo richiamò con voce stridula, spalancando gli occhi arrossati, scivolando pericolosamente dallo scranno; si atteggiò nella posa raccapricciante di un aracnoide velenoso e gigantesco, sbuffante e bavoso. Si dimenò e camminò a quattro zampe con la schiena inarcata, tanto che solo un intervento divino poteva impedire che si spezzasse. Poi stramazzò supina e ansante. Nessuno la soccorse, fu come se soltanto lui potesse assistere a quella manifestazione sovrumana. Contro le regole si avvicinò e non fu fermato. Turbato, le prese tra le braccia, tentando di darle sollievo. La Pizia lo guardò attonita e assente, completamente perduta in un’altra dimensione.
Image and video hosting by TinyPic«Verrà da lontano l’amazzone figlia del futuro, il regno di colui che è simile ai lupi cadrà e tu sarai un re solo. Perderai la tua battaglia e sarà la tua prima sconfitta. Lei non avrà arma letale in pugno e alcuna ferita lacererà le tue carni»
Il dio che la possedeva le stroncò il respiro. La sacerdotessa svenne in un sussulto che fu spasimo della morte. Il re non nascose il turbamento per quel decesso apparentemente ingiustificato, ma in realtà causato dall’abuso di droghe. Si rialzò sontuoso e tremante: per la prima volta, da quando si era fatto uomo, sentì vibrare le membra e non di piacere, bensì di discernimento e timore. Indietreggiò come un fanciullo e si guardò intorno: non c’era che indifferenza negli sguardi dei presenti. Abbandonò il tempio, con la sua poderosa falcata, veloce, sino a fermarsi con il fiato a brandelli. Si voltò ripetutamente, come se qualcuno lo avesse potuto cogliere in quella debolezza per colpirlo, senza che potesse difendersi. Portò la mano alla spada e si appoggiò a un tronco.
La morte, il dolore e le sofferenze non lo avevano mai toccato; figlio di un lupo e privo di cuore, come le dicerie lo volevano, aveva sempre stillato le lacrime versate delle sue vittime. Erano leggenda la sua crudeltà, la spietatezza e l’insaziabile sete di sangue. Non conosceva regole che non fossero le proprie e mai aveva risparmiato chi si era dimostrato fragile; abusava impunemente del proprio potere e lo faceva certo di essere approvato dagli dei, cui era devoto. Da quel giorno, la sconcertante predizione della Pizia tormentò i suoi pensieri, agitandogli le notti e scatenando in lui un rinnovato furore. E dopo quel giorno, il tradimento dell’amore venne a scalfire il suo animo ringhiante, rendendolo letale e senza anima.


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