LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

martedì 21 maggio 2013

Torna L'ERRORE DI CRONOS di Barbara Risoli - Riveduto e corretto (in revisione) - INCIPIT

L'ERRORE DI CRONOS, la mia prima pubblicazione di genere MITOLOGICO FANTASTICO torna, riveduto e corretto. Il mio editor? I lettori, i loro commenti, gli appunti espressi, le critiche anche feroci. Tornerà dunque Zaira diversa da come la conoscete, un travel-time che ha anticipato (in tempi non sospetti) l'utilizzo degli scenari ellenici! Ecco l'INCIPIT... in attesa della pubblicazione su Amazon in Formato Kindle.

BUONA LETTURA


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L'ERRORE DI CRONOS
di
Barbara Risoli

CAPITOLO I
Il risveglio

Si svegliò nel silenzio di un caldo tramonto, il sole accecante colpì lo sguardo offuscato e il mare cantò sotto il ciglio del precipizio che raggiunse lentamente. Una rigogliosa vallata scivolava verso la costa, morendo tra le pietre di una brulla spiaggia, lambita da onde increspate di luce. Le ombre inquiete di gabbiani urlanti sorvolavano quel paesaggio contrario a se stesso, con i monti poco distanti a sovrastare ogni cosa, come un’arcana minaccia. Si voltò verso frondosi alberi sfiorati dal vento in un inchino d’altra epoca che parve un saluto, con il cinguettio incessante di uccelli in cerca del riparo per la sera. Si guardò intorno confusa, accorgendosi solo allora d’essere scalza. Frettolosa infilò le scarpe e fece qualche prudente passo in un luogo che non conosceva e non ricordava. Ascoltò ancora quel silenzio, spezzato dalle manifestazioni di una natura benevola, e inspirò profondamente. Farlo le causò un dolore pungente al petto, costringendola a piegarsi per vincere, a stento, un giramento del capo. Con lo sguardo cercò un sentiero che non la costringesse a inoltrarsi in un’apparente selva, ma non vi era altra via se non quella per cercare di comprendere cosa stesse accadendo. Trovò il coraggio e iniziò a camminare, entrando nell’ombra fresca di chiome alte e imponenti. Ciò che aveva considerato una semplice foresta, iniziò ad apparirle come un parco, curato nei dettagli, profumato, accogliente. Si fermò più volte, anche per riprendere un respiro che a tratti le mancava, come se l’aria non fosse la stessa cui era abituata. La solitudine iniziò improvvisamente a farsi preoccupante, con il giungere veloce della notte preceduta dal crepuscolo. Il cuore iniziò a battere troppo veloce, togliendole quel poco fiato che riusciva a mantenere con un lento passo. Il buio dilagò intorno a lei senza che potesse trovare un riparo nel quale attendere il nuovo giorno. Si appoggiò a un tronco, tastandolo in cerca di un fittizio appiglio. Gli uccelli non cinguettavano più, la tiepida brezza non penetrava più i sentieri e il silenzio presto divenne totale. Zaira si rese conto cosa significasse essere ciechi e si spaventò per questo, scivolando seduta e rannicchiandosi con le ginocchia strette al petto. Pianse, senza un singhiozzo, un lamento, una parola, vinta da un sogno che stava diventando incubo. Solo la certezza di svegliarsi e guardare oltre la finestra della propria stanza non le faceva perdere il controllo di sé. Certo, quello doveva essere un sogno, brutto e assurdo, ma pur sempre una visione onirica che si sarebbe dissolta.
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Un rumore la fece trasalire, le unghie piantate nella pelle delle gambe a farle male, il tremore di poco prima amplificato dalla sensazione di non essere sola nella tenebra di una notte sconosciuta. Corse con gli occhi nel niente nero che l’aveva fagocitata e smise di respirare, con la convinzione di rendersi meno individuabile. Chiunque fosse con lei, ci vedeva, mentre lei continuava a essere cieca. Era certa di questo. Un bagliore la pietrificò, qualcosa di simile a fuoco, un lampo fisso che illuminava una sagoma immobile. Si appiattì contro il tronco, cercò di rasentarlo per tentare la fuga, ma era consapevole che dietro di lei vi era altro inesorabile buio. Serrò i denti, infastidita adesso dalla luce. Scorse un giovane, dall’aria austera e poco amichevole, che la fissava senza emozione nello sguardo scuro e profondo. Vestiva insolitamente, con un chitone bianco rifinito in oro, come in oro doveva essere la fascia che gli cingeva il capo biondo. Aurei schinieri scintillarono alla luce soffusa che lo avvolgeva e tra le mani stringeva ciò che Zaira riconobbe come il caduceo. Non si mosse, solo il respiro faticoso la rendeva apparentemente viva. Il giovane alzò il caduceo con solennità e lei si fece ancora più piccola, affossandosi nelle spalle.
«A te è rivolto il mio messaggio» disse lo sconosciuto con voce suadente eppure distante. Zaira lo squadrò prudente, accorgendosi solo in quel momento che indossava dei calzari alati e quelle ali si muovevano autonomamente. Sobbalzò e ne ebbe orrore. Cosa le stava accadendo e chi era quel giovane dai modi algidi e solenni?
«Io sono Ermes, messaggero degli dei tutti» rispose ai suoi pensieri. Zaira assottigliò lo sguardo, cercando la determinazione per affrontare l’assurdità di un incontro che non poteva essere reale «Giunta ti è all’orecchio giusta comprensione delle mie parole. Sono Ermes, figlio di Zeus potente e di Maia divina; vidi la luce in Arcadia, sul monte Cillene, e fui immortale» aggiunse il presunto dio, come se la leggesse dentro e fosse lì per esaudire ogni sua curiosità. Tuttavia, la straniera non parlava e lui la fissò con più decisione «Non vuoi conoscere il mio messaggio, mortale?»
«Sei molto convincente» sussurrò per assecondarlo. Se era pazzo, poteva essere anche pericoloso.
«La tua dimora è nel futuro governato da un solo dio. Il Fato ti ha portato tra i devoti a Zeus divino» decise di parlare il figlio di Zeus, segretamente infastidito dalla diffidenza della donna che annuì a quella rivelazione, disposta ad accettare qualsiasi parola pur di porre fine a quell’incontro.
«Questo è il tempo degli eroi e degli dei, ove solo il valore permette di vivere e tu non puoi ignorare la verità» continuò il dio freddamente.
«E che anno sarebbe questo?» finalmente lei azzardò.
«Ti trovi nel 1200 prima della nascita di Cristo, mortale. Dico questo perché tu possa comprendere, poiché per noi Cristo non ha alcun significato, anche se è Colui che ci cancellerà dalla memoria degli uomini» ancora Ermes assunse la sua aria solenne. Zaira percepì dentro uno strappo che la fece sobbalzare e posò gli occhi su quelle ali in movimento che più di tutto avevano attirato la sua attenzione. Storse il naso in una sfida vacua.
«Saranno gli eventi a convincerti» sentenziò l’immortale, riservandole uno sguardo di divertita pietà. Si apprestò a lei che distese le gambe per cercare di alzarsi e fuggire, ma non ci riuscì e subì, senza rendersene conto, un potere divino che le indusse in un sonno profondo, tale da permetterle di addormentarsi, nonostante la situazione, in attesa del nuovo giorno e degli eventi che l’avrebbero convinta della veridicità delle parole di Ermes veloce.

2 commenti:

  1. Eviva! Evviva! Non vedo l'ora di rileggerlo!!

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  2. Ciao carissima,
    ho iniziato proprio ieri a rileggerlo :D è un libro veramente bellissimo, mi piace molte. Hai già scritto il terzo libro? :D
    Un abbraccio,
    bjby89

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