LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

domenica 5 agosto 2012

NON UN GIORNO IN PIU' di Barbara Risoli - Racconto online - Capitolo IV


NON UN GIORNO IN PIU'
di
Barbara Risoli



CAPITOLO IV



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Il freddo della sua terra era amplificato in quella dimensione che non conosceva. L’ultimo ricordo che aveva era il rosso del proprio sangue che si mescolava con le acque inquiete del fiume. Il ghiaccio lo aveva ferito e lui non si era ribellato.
- Il fiume ti ha ingannato – lo svegliò una voce quasi metallica. Con lo sguardo ne cercò l’origine. Lo vide: pietra cesellata, perfetta nei lineamenti eppure in movimento. Corrucciò le sopraciglia scure e focalizzò l’interlocutore, dietro al quale vi era uno specchio. Temeva gli specchi, come da tempo accadeva. Tuttavia, scorse se stesso e abbandonò per un attimo l’imprevisto interlocutore per fissare l’immagine con incredulità. Non diede a vedere l’emozione che sentì dentro, strinse lo sguardo penetrante. Istintivamente si guardò alle spalle, dove c’era un altro specchio, rotto. Intravide se stesso, ancora, ma diverso, ciò che era diventato: un uomo impietosamente graffiato dal tempo, tanto da renderlo distante anni luce dalla perfezione che era sempre stata il suo umano orgoglio. Tornò sull’immagine alle spalle dello sconosciuto, avanzò, lo superò e si fermò a pochi centimetri dal riflesso: bellissimo come dicevano fosse, asciutto dalle spalle larghe, corvino nella capigliatura, occhi di pece dallo scintillio profondo, pallore in netto contrasto con l’abisso dello sguardo. Tremò. Diede un’occhiata fuggevole allo sconosciuto che non si era voltato, poi all’immagine deformata di sé poco lontano. Tornò a guardarsi, si sfiorò il mento rasato, lo zigomo pronunciato, si diede il profilo, ancora ebbe di sé una visione frontale. Era giovane, come nei giorni delle speranze. Un sospiro ironico lo svegliò da riflessioni sconnesse.
- La vanità umana. Infallibile - disse la voce quasi metallica.
- Sono due le cose che vi fanno accettare qualsiasi compromesso: il potere e la vanità – continuò. L’uomo lo scrutò senza muoversi, sospettoso eppure ansioso, quasi felice senza un motivo apparente.
- Qualcuno mi ha chiesto il meglio e ho pensato a te – lo informò oscuro.
- Tu cosa mi chiedi? – continuò imperterrito e sottile.  L’altro si guardò ancora: dirsi innamorato di se stesso sarebbe stato folle, ma sapere di potere ancora far innamorare di sé qualsiasi donna lo inebriò. La vanità divampò, la sua forza riemerse bellissima, specchiandosi in lui, il sorriso stretto capace di strappare un tremito risorse, il sangue nelle vene improvvisamente ricominciò a scorrere e ne udì il fragore allettante.
- La forza – rispose secco. Sì, la forza, quella necessaria per ricominciare. La voleva e questa volta non l’avrebbe perduta. Lo sconosciuto sorrise e approvò, senza più parlare.
- Io so chi sei – parlò l’uomo, con le mani serrate in due pugni poco rassicuranti.
- Quelli come te sanno riconoscermi –
- Perché io? – continuò.
- Perché voi, piuttosto. Ma capirai, come ha capito lei – non lo esaudì, non come avrebbe voluto.

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