LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

sabato 4 agosto 2012

NON UN GIORNO IN PIU' di Barbara Risoli - Racconto online - Capitolo III

NON UN GIORNO IN PIU'
di
Barbara Risoli



CAPITOLO III


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- Il meglio – rispose ferma. L’essere, poco distante, la osservò senza espressione sul volto fatto di marmo, così immobile da sembrare una statua pur nella perfezione dei lineamenti cesellati. Si muoveva quell’essere dalle sembianze umane, ma distante dall’umanità. Sorrise inquietante, quanto fastidioso, con un ghigno feroce senza ringhio.
- Tu sai cosa intendo. Io non lo so, ma tu sì – rettificò la donna dritta, come se fosse davanti a un giudice. Forse era proprio così. Ancora lo sconosciuto ultraterreno sorrise e annuì annoiato.
- Certo che lo so. Qual è lo scambio che mi proponi? – parlò, una voce fredda, senza inflessioni, senza accenti, non metallica, ma quasi.
- Ciò che avevo lo hai già preso – lo sferzò senza timore. Sapeva chi aveva davanti, eppure non tremava, piuttosto in lei vi era una specie di speranza distorta. Sarebbe stato penoso doverla deludere. Non sarebbe accaduto. Lo sconosciuto avanzò con il passo suadente che lo caratterizzava e che lo faceva riconoscere a occhio attento.
- Non ti ho chiesto io di vendermi l’anima – le disse.
- Non sono stata io a chiamarti, ciò che volevo era la morte e tu mi hai tolto un diritto. Adesso voglio la mia ricompensa – lo stilettò incredibile. Gli recriminava il fatto di averla salvata, in senso diverso dalla salvezza terrena; lo accusava di averla presa senza il suo consenso. La trovò divertente, perché in fondo sarebbe bastato un gesto per annientarla in tutta la sua alterigia, ma lui amava l’alterigia, la sfrontatezza, il coraggio delle azioni, la voglia di riscatto, la rabbia e il dolore. Erano tutte cose presenti in quella donna, sentori forti, radicati nell’animo ferito. Osservò l’anima in lei e la trovò disperata, i motivi erano iniqui confrontati con il mondo, ma la sofferenza enorme e meritava una tregua. Si sentì buono, senza poterlo essere. Avrebbe sferrato il proprio colpo in qualsiasi momento, c’era tempo, per lui ce n’era sempre. Ebbe uno sguardo malefico e lei lasciò scintillare una luce bieca nello sguardo esausto.
- Avrai il meglio, se è questo che vuoi – le comunicò, senza dare troppo peso alle proprie parole, riservandole le spalle in un discorso che lui considerava chiuso.
- Per sempre – lo fermò ancora, pronta a patteggiare. Si fermò pensieroso.
- Non esiste l’eternità – le fece notare.
- Per tutta la mia vita – calibrò il tiro. Si poteva fare.
- Un’altra vita? Questo mi chiedi? –
- Un’altra vita –
- Il prezzo sarà alto e dovrai pagarlo da sola –
- Lo farò –

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