LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 10 agosto 2012

NON UN GIORNO IN PIU' di Barbara Risoli - Racconto online - Capitolo VII (conclusione)

NON UN GIORNO IN PIU'
di
Barbara Risoli



CAPITOLO VIII
(conclusione)


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Non era importante cosa della loro vita avevano fatto, dove avevano passato vent’anni senza tuttavia mai separarsi. Questo forse era importante, l’unione ferrea che li aveva resi una sola persona scissa in due poli opposti, uno donna e uno uomo, coincidenti in una perfezione che era l’invidia di chi li aveva conosciuti, incapaci di invecchiare, giovani come se avessero stipulato un duro contratto con il diavolo. Con il diavolo… e così, pur nella convinzione che il tempo sarebbe stato lunghissimo, passarono vent’anni come nulla, come un soffio, come un battito di ciglia. Adoranti e appassionati avevano coltivato un amore indistruttibile, forte, potente, stretto come manette d’acciaio. Erano uno dipendente dall’altra, non era loro possibile respirare senza la presenza dell’altro: lui era mente, lei era cuore; lui era vita, lei era morte; lui era buio, lei era luce. Il loro legame era così feroce da renderli crudeli con chi osava intromettersi tra loro e qualcuno, qualcuna, ci aveva provato, scontrandosi con artigli taglienti e parole che erano state mazzate. La loro passione era divenuta così profonda che lo scandire inesorabile del tempo li aveva resi consapevoli dell’inevitabile separazione che li attendeva. Quella morte schivata per una decisione che andava oltre l’umana comprensione li avrebbe presi laddove li aveva lasciati. Cosa ne sarebbe stato di loro? Si sarebbero rivisti, sarebbero morti insieme? Nella dimensione maledetta che li attendeva avrebbero scontato il loro peccato di superbia insieme o separati? Sarebbe forse stata quella la loro punizione? Questo con gli anni iniziò ad atterrirli, giovani esteriormente, dentro erano quasi centenari e quindi niente affatto sciocchi, piuttosto arguti, a tratti saggi, capaci di cogliere il giusto e l’errore e loro erano errore. Non volevano pentirsi, non lo ritenevano giusto e spesso pensavano ai cadaveri di se stessi gettati via come spazzatura, sacchi ingombranti, fastidiosi fardelli. Provarono spesso pietà per ciò che erano stati.
Quel giorno era arrivato. Lo sapevano entrambi. Quel giorno. L’uomo guidava veloce sulla strada lastricata che portava alla sua terra e che, superata la città, lo avrebbe portato al suo fiume, perché sentiva i vortici ululare dentro, il ghiaccio scricchiolare minaccioso. Dicembre era nevoso come previsto, come era stato nevoso anni addietro, nell’altro presente. Accanto, colei con la quale aveva diviso quella concessione demoniaca e per la quale non aveva mai smesso di provare un amore grande, senza confini e senza logica, dimentico degli affetti che non aveva permesso nascessero questa volta. Tacito fissava la strada bianca e poi gli edifici che emersero all’orizzonte nella foschia innevata. Lei era tacita, un po’ adombrata, sottilmente risentita per la scelta del suo uomo di morire dove voleva lui, come se facendolo avesse potuto salvarla. Sapeva che era il suo desiderio, allontanarla dai suoi luoghi nell’assurda convinzione che questo potesse rimandare la dipartita. Non funzionava così, ne era convinta. L’auto ringhiava in un’accelerazione pericolosa, su un ghiaccio che avrebbe ucciso chiunque! Non c’era traffico, anche se la gente di quei luoghi era avvezza al clima, comunque la prudenza generale limitava le uscite e si preferiva andare a piedi, se era possibile, piuttosto che affidarsi alle ruote incontrollabili. Schizzavano nella pianura che portava al fiume, volavano nel biancore che li avvolse in netto contrasto con il nero degli occhi dell’uomo, fissi e fermi, taglienti e bellissimi, come bellissimo era sempre stato tutto di lui. Non temevano il riverbero accecante della neve, erano abituati a quella luce come a sfidarla con l’oscurità che li caratterizzava. Lei invece stringeva lo sguardo di tanto in tanto, vincendo a stento le fitte dolorose alla testa che i lampi della neve le causavano. Amante del buio, della notte, non le era facile sopportare tanto candore. Avrebbe voluto chiedere di rallentare, ma non lo fece rivivendo il fremito di anni addietro, quando a guidare era stata lei e aveva visto il giungere impetuoso degli occhi della morte con uno schianto finale. Ebbe un dejà-vu che non la spaventò.
- Non mi salverai – disse all’improvviso. Le sue parole costrinsero senza volerlo l’uomo a rallentare di poco, poi riaccelerò, quasi feroce.
- E se dovessi riuscirci, io non ti permetterò di morire – aggiunse.
- Non ci verrà dato un solo giorno in più – le rispose freddamente, sapeva essere glaciale e svelò il suo vero modo d’essere. La rassegnazione ringhiante, la rabbia addolorata, la consapevolezza di meritare il destino cui stava andando incontro lo rendevano ingiustamente affascinante, più del solito. Lei ne fissò il profilo affilato, quasi ferino.
- Allora perché corri, da cosa scappi? – lo prese amaramente in giro.
- Non voglio morire da solo e non voglio che tu muoia da sola – fu tragico. Dopo tanto tempo, immemorabile, gli occhi della donna s’inumidirono, lasciando che una lacrima scendesse commossa e disperata. Lo stava perdendo, era questione di attimi, istanti. Forse lo aveva già perso, mentre si inoltrarono nella città dalle strade pulite, meno pericolosa, battuta dalla neve incessante. Lui non rallentò, non rispettò i segnali, i semafori, gli stop, procedette a manetta, finchè scorse il porto e svoltò a destra con un gesto secco, per rasentare il fiume e raggiungere il punto dove il ghiaccio scricchiolava. Lo sentiva, dentro, nell’aria, nel cuore gonfio, nella mente impazzita per il male che partiva dalle caviglie inondandolo pungente tutto quanto. Le curve si devono imboccare con prudenza, specialmente se sono ghiacciate, se lo spazzaneve non ci è passato ancora! Le curve si prendono con calma e lui non lo fece. L’auto sbandò. Lei afferrò il cambio senza un senso, appoggiando così la mano sulla sua che tentava un salvataggio inutile. Si sfiorarono così, guardandosi per un attimo, annegando in un secondo uno dell’altra, lei nell’abisso impetuoso dello sguardo di lui e lui nel mare avvelenato degli occhi di lei. Non volevano morire, lo pensarono, ma questa volta non ci sarebbe stato il diavolo, perché lui li attendeva nella stanza delle punizioni, come aveva deciso, come avevano accettato. Si parlarono, in un secondo si dissero tutto, niente escluso. Si amarono in un lampo, fecero l’amore in un secondo, così intensamente che li unì in un abbraccio ferreo, senza più governare un’auto che era l’arma designata a ucciderli. La macchina slittò velocissima sulla strada che rasentava il fiume, il loro stringersi toccò il volante, le loro parole ammutolirono il ghiaccio e il volo nel fiume fu volo appassionato e onirico. Chiusero gli occhi una nelle braccia dell’altro.
- Ti amo – sussurrò lei, percependo il vento della fine entrare da un finestrino chiuso.
- Non basterà – rispose lui, socchiudendo gli occhi e scorgendo l’allontanarsi terribile della sponda del fiume. Lo schianto fu colossale, l’acqua gelida fece da cornice, le scintille del ghiaccio infranto furono il saluto alla vita, il freddo intenso seppe di festa natalizia, ma non era Natale per loro, non lo sarebbe più stato. Si strinsero più forte e ringraziarono chiunque per la gioia che avevano provato dopo aver creduto di non avere speranze. Avrebbero pagato e questa volta non ci sarebbero stati conti.
- L’amore vince sempre – si lamentò lei mentre l’auto iniziava a discendere, lasciandosi avvolgere dalle acque gelide del fiume più bello del mondo.
- Volevo la forza e ho avuto te, io ho vinto – quasi pianse l’uomo, immergendo il volto pallido nei lunghi capelli della donna. Lei sorrise e non aprì gli occhi.
- Volevo il meglio e ho avuto te, anch’io ho vinto – concluse.
Non bastò. Neppure questa volta bastò. Non ottennero la redenzione. Ancora una volta la vita non diede nulla, ancora una volta tolse ciò che aveva dato. Non era bastato essere onesti la prima volta, non era bastato essere bastardi la seconda. Non bastò.  Non un giorno in più viene mai concesso, neppure per capire, per chiedere, per sapere. Non un giorno in più.

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