LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

domenica 3 giugno 2012

L'ERRORE DI CRONOS di Barbara Risoli (la più bella - e obiettiva - recensione ricevuta)

L'errore di Cronos

L'ERRORE DI CRONOS
di
Barbara Risoli

- genere mitologico fantastico -

RUNDE TAARN Edizioni

RECENSIONE
di
ANITA BLAKE
(nickname di utente aNobii)


Beyond Good & Evil

Un'inedita lirica di Omero narra della figlia del futuro che metterà in ginocchio un intero regno senza l'uso di arma alcuna.
Il presente è subito il passato: Zaira è una ragazza italiana della Roma moderna e si risveglia nella Grecia del 1200 A.C.
L'incipit è grandioso, in due misure, sia perché la frase iniziale è di un bello che potrebbe essere studiata a scuola quanto "Quel ramo del lago di Como"; sia perché l'autrice non insulta l'intelligenza del lettore e non spiega come sia avvenuto esattamente questo salto nel tempo. Ciò all'inizio fa anche storcere il naso, ma è perfettamente giusto così.
Il comportamento iniziale della protagonista è assai gustoso, non è il cliché dell'eroina terrorizzata dagli avvenimenti, il suo stato d'animo è il sentirsi un po' in un sogno e quindi temere relativamente poco gli avvenimenti potenzialmente pericolosi che incontra, inoltre è dotata di molta ironia e sfacciataggine piuttosto inedite in una situazione del genere, ma soprattutto è molto piacevole passeggiare con lei alla scoperta di luoghi ancestrali, precedenti persino alla nascita di Roma.
Purtroppo, pur restando Zaira una protagonista che non si spezza, perde parecchio brio nel procedere degli eventi. Ma questo è anche comprensibile per gli accadimenti che si ritrova ad affrontare, vicissitudini esterne ma soprattutto personali che scuoterebbero chiunque. Quindi è comprensibilissimo che la smetta di fare ironia sprezzante con ogni persona che incontra sottolineando le loro menti troglodite rispetto alla sua.
I personaggi protagonisti della vicenda, sono del numero giusto per non essere troppi e dispersivi e allo stesso tempo risultando un party di compagnia. Purtroppo qui risiede anche il primo vero problema del romanzo, i personaggi sono purtroppo descritti poco o niente. Forse giusto di Dunamis, il re, si intuisce bene corporatura e aspetto (mentre per il profilo psicologico è comprensibile fin da prima che compaia: la sua forzata antipatia nasconde ben altro). Per il resto invece, siamo a livelli che non si conosce nemmeno il colore dei capelli di Zaira. Strano quindi risulta quando magari, al presentarsi di un personaggio-pedina che alla pagina successiva è già sparito per sempre, esso viene descritto perfettamente in ogni minimo dettaglio.
Per quanto riguarda invece le interazioni tra personaggi, queste sono fatte in modo impeccabile e anche quando qualche dinamica è prevedibile al lettore, rimarrà sempre interessante attendere il momento di quando certe rivelazioni verranno alle orecchie di colui che tra i protagonisti ne sarà più coinvolto emotivamente. La dinamica migliore è senz'altro il rapporto tra Dunamis e Aimatos, una tematica matura e basata su valori cavallereschi, nascosta dall'odio reciproco. Mentre si potrebbe dare l'oscar di personaggio più interessante all'ancella Eucide, che i più troveranno di un'antipatia unica, ma non si può non riconoscere il valore narrativo di quella che, in sostanza, è una vera e propria isterica pazza.
Analizzato in macro capitoli, il romanzo è ottimamente narrato, ma preso nei dettagli talvolta un po' si perde. La più grande delusione del romanzo è come vengono trattate le amazzoni. Le amazzoni sono una cosa seria, è una comunità che spaventa per il suo rigore, per le sue scelte di vita, per il carattere guerriero e barbarico: è gente che si brucia il seno per tirare meglio con l'arco. Non si possono sminuire a macchiette all'interno delle quali salire di grado è quasi una bazzecola. Apici di questo momento affranto sono, prima di tutto la loro regina. Una regina debole e che si raggira facilmente, che mette a rischio la stirpe per... un maschio!
E poi fa cadere le braccia il modo in cui si diventa amazzoni: allenamenti di pochi mesi, fatti più che altro di corsette intorno alla piazza, non penso bastino a dare titolo di amazzone a nessuna donna. Insomma, una parte molto frettolosa e gestita male. Peccato perché al nominare delle sole amazzoni, il romanzo regala emozioni e sembra puntare molto in alto, solo che poi le distrugge banalizzandole.
C'è comunque in questo capitolo una scena assai godibile avente come protagonista Zaira che parla come una femminista degli anni '60 per entrare nelle grazie della regina. Scena davvero divertente, perché Zaira grazie al suo provenire dal futuro e saperla quindi lunga sui movimenti femministi, fa dei discorsi ironici che ovviamente la regina prende per serie considerazioni.
Stilisticamente è una terza persona, scorrevole e che invoglia sempre a voltare pagina per seguire gli eventi di una trama che non scimmiotta "La straniera" come si potrebbe pensare, ma in caso lo rende più accessibile e con più elementi fantastici (oltre al fatto che la prima stesura di questo romanzo è precedente a quello della Gabaldon).
L'edizione letta è quella vecchia ora non più in commercio ed è purtroppo piena di refusi classici come una valanga di "d eufoniche", apostrofi al posto sbagliato e un uso spropositato del verbo "guatare" (in pratica: guardare) e della parola "allampanato/a". Ma niente di così fastidioso, per esempio le "d eufoniche" si possono sopportarle immaginandolo come un classico, vista l'ambientazione.
Non importa poi molto nemmeno il fatto che non ci sono problemi di lingua parlata per una ragazza venuta dal futuro e finita nell'antica Grecia (viene additata solo di possedere un "accento strano"). Inoltre, come insegna il film "Ritorno al futuro", già nei nostri recenti anni '50 non si usava il termine "pesante", mentre all'inizio del romanzo gli autoctoni dell'epoca lo utilizzano per compatire la situazione di Zaira.
E cosa dire del "fiume assassino"? Guadare un fiume in questo romanzo equivale a uno sterminio di un esercito. Insomma, per quanto mosso che sia, forse è un po' troppo.
La cosa importante è che non ci sono errori di carattere dilettantesco, che non sembra di star leggendo un blog come a volte capita di recente: "L'errore di Cronos" è estremamente professionale da questo punto di vista.
In conclusione, il romanzo ha i suoi difetti, ma il viaggio della protagonista è qualcosa che rimane dopo la lettura e non è di certo un effetto collaterale garantito da molti romanzi. La votazione finale sarebbe dovuta essere di due stelle (che ne valevano tre), ma le ultima 100 pagine del romanzo sono estremamente avvincenti, il penultimo capitolo poi, è oltremodo emozionante e con l'emozione che regala fa promuovere il romanzo con ben oltre che la sufficienza piena.
"L'errore di Cronos" è una lettura autoconclusiva e non lascia nulla in sospeso, ma avrà prossimamente un seguito e infine un epilogo che chiuderà la trilogia.
Complimenti a Barbara Risoli che sicuramente limerà ogni problema nei prossimi capitoli e si spera che spinga ancora e di più sul far incontrare/nominare ai protagonisti dei personaggi storici, infatti le parti iniziali di questo romanzo in cui ci si ritrova Omero (e in parte anche Ulisse) a cantare le sue liriche, sono molto suggestive (con Zaira che ci scherza ripetendole l'incipit dell'Iliade, davvero fantastico).

1 commento:

  1. Commenti del genere sono i più belli, con tutti i punti di forza e di debolezza per un'analisi costruttiva che non cade mai nel distruttivo.
    =) complimenti, a te e ad Anita B ;)

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