LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

lunedì 28 maggio 2012

L'ONDA SCARLATTA di Barbara Risoli - inedito (unica anteprima disponibile)

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L'ONDA SCARLATTA
di
Barbara Risoli
(inedito)

...
Ersilia raggelò e finalmente lo vide bene, molto bene, in tutta la sua altezza, negli abiti d’altri tempi, con la piuma a calare sul cappello che celava il volto. La sera in cui lo aveva fermato con il proprio fioretto non si era soffermata più di tanto sul suo aspetto, la paura aveva reso la vista appannata e la fretta di ritrarsi aveva fatto il resto. Adesso lo poteva osservare e valutarne la forza, il passo pesante echeggiò sul marmo prezioso, la grande spada arcuata scintillò alla luce delle candele che tremarono al suo passaggio, l’ampio mantello sulle spalle larghe ondeggiò sinistro. Ersilia solo in quel momento si accorse di non avere scampo, dopo avere creduto davvero di potergli sfuggire e salvarsi.
I due emissari si portarono verso la porta, tenendo d’occhio l’inaspettato intruso, non ebbero parole e non tentarono neppure di dissuaderlo.
- Neppure una ferita per rendere la cosa credibile, signori? – li spaventò ironico, simulando un lieve scatto che li mise ulteriormente in guardia. La porta si aprì e ancora il gelo entrò, ghiacciando l’anima di Ersilia. Si ritrovò sola con Feroz dell’Onda Scarlatta, nel salone principale del palazzo di Astolfo. Cercò di mantenere lo sguardo fermo, senza distoglierlo dai movimenti del pirata che, dandole impunemente la schiena, si affrettò a dare un calcio alla porta per richiuderla e le vetrate tremarono, come la sera del suo scontro con il conte. Ersilia ebbe un tremito, due, innumerevoli, le gambe a perdere la forza, un lieve giro del mondo le diede la nausea. Che cosa poteva fare adesso? Pensò a Valery. Non era stato lui a ridurla in fin di vita, era stato un altro, non rammentava chi, non ricordava neppure la faccia smarrita della prostituta massacrata nel letto di Oscar. Scosse il capo per cacciare quei pensieri inutili che le facevano perdere il controllo della situazione, anche se la situazione sembrava ormai irrimediabile. Guardò la porta dello studio dal quale era uscita per ricevere gli ospiti annunciati dalla domestica. Valutò la distanza e le proprie capacità, mentre con la coda dell’occhio vide Feroz voltarsi verso di lei e iniziare un lento avvicinamento. Era sicuro di sé, probabilmente la credeva incapace di muoversi, perché non avevano mai avuto occasione di incontrarsi e di lei si diceva fosse zoppa. La era, ma aveva fatto tanto per migliorare il proprio passo, per renderlo meno faticoso. Gli stivali alla coscia dell’uomo quasi si trascinavano sul marmo con un inquietante rumore che sapeva di morte. Pregò il Cielo che se proprio doveva ammazzarla, che lo facesse senza torturarla. Deglutì ancora, fissando la porta dello studio che non era chiusa chiave. Doveva farlo subito, non poteva attendere oltre, Feroz era certamente abile e agile, pochi passi per raggiungerla gli sarebbero bastati.
Lo scatto fu improvviso e inaspettato per il bandito che ebbe pochi secondi di discernimento, sufficienti per permetterle di raggiungere la stanza e far girare la chiave nella toppa più e più volte. Il pirata scattò come lei, finendo contro la porta che traballò per il contraccolpo dovuto al suo peso. Ersilia osservò l’infisso vibrare e poi si guardò intorno atterrita. Corse goffamente alla finestra. Un metro, forse un metro e mezzo, e con un salto si sarebbe ritrovata nel giardino, accanto alla scalinata. Seguì con lo sguardo il piccolo sentiero che portava al piazzale e poi il piazzale, grande, per la sua corsa un‘impresa colossale. Un colpo, due colpi alla porta che Feroz non esitò a prendere a spallate. La serratura stava già per cedere. La paura non la fece ragionare come avrebbe dovuto, la logica le avrebbe suggerito semplicemente di aprire la finestra, invece sollevò una delle sedie meno pesanti e la scagliò contro la vetrata che s’infranse, dando il passo al freddo dell’inverno che la travolse senza fermarla. Si arrampicò sul davanzale ricolmo di schegge e guardò sotto, mentre la porta continuava a traballare per gli incessanti colpi di spalla del pirata. Che Dio la aiutasse, se c’era e se non c’era… non ci pensò e si calò rimanendo appesa, riducendo così il salto prudente che eseguì, riuscendo a evitare movimenti deleteri per il suo stato. Sospirò quando fu a terra, lo schianto della porta la fece trasalire. Iniziò la sua corsa, mantenendosi sul confine della ghiaia, dove le piante concedevano un’ombra provvidenziale. Il parco o le scuderie? Se lo chiese, mentre correva a perdifiato, senza togliere la mano dalla spada, non voleva perderla, poteva servirle in estremo.
Il fiato visibile però la tradiva e Feroz, affacciato alla finestra infranta, lo notò individuandola facilmente. Senza prudenza scavalcò l’infisso e fu anche lui a terra, iniziando un inseguimento che considerava facile.
Le scuderie. Sì, le scuderie. Con un cavallo avrebbe potuto travolgerlo e fuggire via. Le scuderie. Le scuderie. Deviò il percorso e con lei il pirata di pochi metri indietro. Ne sentiva il fiato, il ringhiare esasperato, la decisione, i passi che sembravano di pietra. Lo immaginò addosso, l’avrebbe schiacciata, togliendole il fiato. L’avrebbe uccisa. Cercò di accelerare, ce la fece e davanti al portone delle scuderie tentò di aprirlo, ma era chiuso!
- Aprite questo accidenti! – urlò a squarciagola, disperata, i pugni a battere forsennati sino a ferirsi, lasciando segni insanguinati sul legno lucido. Ascoltò il giungere del capitano alle spalle, ormai a pochi metri, una corsa che percepiva al rallentatore e che invece era veloce come il vento che a tratti, senza continuità, si alzava intirizzendola, non aveva addosso un mantello, solo una camicia grigia pesante.
Lo schianto che la assordò le fece chiudere gli occhi, l’assedio che sentì la fece piangere con una sola lacrima. Alla schiena aveva Feroz, appoggiato al portone serrato, le braccia a bloccarla senza sfiorarla, il corpo a impedirle di retrocedere senza toccarla, una nuvola nera e intangibile, capace di immobilizzarla senza obblighi fisici.
- I servi sono vili, non ti apriranno, piccolo gioiello risorto. Sanno chi sono, come lo sapevano coloro che non hai avuto l’intelligenza di seguire – le sussurrò all’orecchio con la voce roca e profonda che la scosse, irrigidendola in una patetica parodia del coraggio di morire. Percepì il calore bruciante del suo respiro sul collo, neppure affannato, mentre lei ansimava esausta, ancora una volta sciocca nelle convinzioni che sinora l’avevano sostenuta, impedendole di lasciarsi travolgere dalla disperazione. Pensò ad Astolfo, alla sua assenza, ai suoi ritardi, alla sua viltà, come i servi che oltre il portone se ne stavano ad ascoltare il massacro di una donna. Strinse i denti e ringhiò teneramente, sorprendendo il pirata che non si mosse, cogliendo un suo brivido di freddo. Faceva freddo.
- Uccidetemi, adesso. Sia la vostra vendetta su Astolfo. Per questo non lo avete ucciso, per uccidere me e farlo sopravvivere con il rimorso – sussurrò astiosa, il naso storto in un ghigno di animaletto alle strette, i capelli riversi ai lati del capo chino.
- Tutte uguali le donne, giovani o vecchie. Artificiose e diffidenti – asserì il pirata con un tono che non la spaventò e questo la mise all’erta. Non si fidava di nessuno, da sempre, tanto meno del capitano dell’Onda Scarlatta, cui doveva l’allontanamento dalla propria famiglia e la perdita del conte. Lo aveva perduto, lo sapeva, aveva perduto la fiducia che aveva sempre riposto in lui, perché lei, al suo posto, non l’avrebbe mai lasciato solo, anche se ferita. Le mani scesero, disegnando due scie di sangue e le spalle s’incurvarono nella rassegnazione. Non aveva scampo, scelta, possibilità. Chiuse gli occhi con quell’animale addosso, ma non lo percepiva sulla schiena, lo sentiva e basta e scorgeva i suoi guanti di pelle nera accanto alle gote.
Il peso di un mantello sulle spalle lenì il freddo che aveva nelle ossa e sobbalzò, tentando di non accettare l’offerta, ma Feroz s’impose senza forza.
- Se ti ammali, tutto si complicherebbe – la riprese con la dolcezza che proprio non si era aspettata dal terrore dei mari, da colui che con il proprio arrivo faceva terra bruciata intorno a sé. Poi lo vide accanto a sé, mentre le stringeva un braccio per impedirle di scappare ancora, inconsapevole che non ci sarebbe mai riuscita: si era stancata, la gamba le doleva, ma non lo diede a vedere. Con un calcio, un semplice calcio, Feroz sfondò il portone delle scuderie che si svelarono ai loro occhi illuminate soffusamente, l’entrata posteriore era aperta, il personale era fuggito, mentre lei chiedeva aiuto. Lo pensarono entrambi ed entrambi lo trovarono disgustoso. La trascinò all’interno, dove il tepore delle stalle le diede un po’ di sollievo, ma non la lasciava, le serrava il braccio con una morsa di ferro. Ersilia lo seguì goffamente, mentre sceglieva il cavallo migliore, con l’occhio esperto di chi i cavalli li conosceva. Un animale riposato gli avrebbe permesso una cavalcata più lunga e quindi più velocità. Via da Parigi! Via al più presto. Quella città pazza continuava a metterlo a disagio. Ersilia strattonò improvvisa, senza riuscire però a liberarsi e si aggrappò a un portellone per impedirgli di continuare la scelta.
- Lasciatemi – sbuffò, cercando di sedersi in terra, una fitta più forte le tolse l’appoggio di una gamba. Feroz glielo concesse e la osservò, mentre si lasciava scivolare con il capo basso, i lunghi capelli corvini ancora a nasconderla. La trovò divertente, esile e impossibile da guardare in faccia, un po’ come lui.

4 commenti:

  1. Ciao!!! :D
    Barbara, io lo so che sono ormai sono 'tarata' per queste cose, ma hai mai pensato all'autopubblicazione, so che sembra molto un discorso come 'L'editore non ti vuole, pubblicati da sola' ma non è così, o almeno io non vedo l'autopubblicazione in questi termini, se fatta coscientemente e non per vanità
    sopratutto tu sei bravissima, per me avresti molto seguito.

    comunque, qualsiasi cosa tu faccia, ti auguro davvero il meglio, sei bravissima, e questo pezzo mi ha fatto venir voglia di leggere l'ebook che mi hai mandato, ma ancora sto con Zafòn xD Sei riuscita a farmi dire: 'Uffa Zafòn!' complimenti!

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  2. Iiihhh! Uffa Zafon? UN SUCCESSO PER ME!

    Non so che farò... credo nel destino... e il destino dispone sempre per il meglio, ih!

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    1. Sì, alle volte è meglio lasciarsi andare al destino, è il miglior compagno!

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  3. Barbara anche questo stralcio è bellissimo. La tua scrittura sempre elegante e avvincente.
    Ho visto che hai finito La Stella d'Oro, spero tanto di vederlo pubblicato. Vorrei leggerlo tutto.
    Un augurio e un bacio
    Lucia

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