LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 13 aprile 2012

Il doppio binario del SUICIDIO DI STATO

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IL SUICIDIO DI STATO
NON CHIUDE UN CICLO

Tutti lo sanno, in pochi ne parlano, forse nessuno lo considera. Non certo per indifferenza, incoscienza o superbia, piuttosto per pudore, timore, dolore. Un SUICIDIO DI STATO, terribile e ultimo fenomeno dilagante (in un'Italia lungi dall'essere il nostro paese natio, ma barlume squallido di un tempo che fu), non finisce con la morte per scelta dello sventurato vessato dalla crisi e dagli strumenti dello Stato in cui ha creduto sino a pochi mesi addietro. Un suicidio, come la morte, non chiude un ciclo, non taglia le pene, non risolve alcuna situazione PER CHI RESTA. Esiste la legge dell'ereditarietà e tutto ciò che il suicida lascia ricadrà inesorabile, come un'ascia bipenne, sui suoi eredi, sino alla sesta generazione. Lo si considera questo? Non condanno chi si uccide, perchè tagliare la propria esistenza è il sintomo di una disperazione tale che non credo di poter giudicare, perchè mai l'ho provata. Posso immaginare cosa sia la sensazione di non avere scampo, di essere in una gabbia, di non trovare una soluzione che una per salvare capra e cavoli o sempliceennte per mangiare o far mangiare la propria famiglia. Uccidersi, però, non salverà la famiglia, non salverà capra e cavoli, piuttosto oserei dire che amplificherà il problema sino al paradosso. Lo Stato chiederà e otterrà ciò che il defunto lascia in sospeso ai suoi figli, ai coniugi, ai parenti, seguendo la linea di sangue dell'ereditarietà. E' vero, qualsiasi avvocato confermerà questa regola probabilmente millenaria. Mentre una volta, nella maggior parte dei casi, si ereditava le attività del defunto, pagavi al massino una tassa più o meno alta per prenderne possesso, adesso le eredità saranno tutte al negativo. I padri dunque non possono più lasciare nulla ai figli, una volta per colpa, adesso per causa forza maggiore. Non pensi il figlio, già provato da un suicidio, di poter usufruire della casa del mesto genitore: quella casa verrà presa dallo Stato e i debiti verrano richiesti con tenacia.
Esiste, però, grazie al cielo, la possibilità di rinunciare a tutto, lasciando ogni bene in balia degli eventi. Rinunciare a tutto significa rinunciate A TUTTO, sia inteso, al bene e al male. E' possibile farlo e così gli eredi delle vittime dello Stato si salveranno. Quindi, freddamente ed economicamente parlando, nel giro di pochi anni verrà a crearsi una specie di patrimonio senza padrone vagante sul territorio che diverrà, con i tempi tipicapemte italiani, demanio e il demanio abitualmente va allo sbando. Ecco cosa lo Stato otterrà con le tasse e i metodi tanto osannati di riscossione di tributi tutti da verificare in legittimità e percentuali.
Ecco dunque il doppio binario di un SUICIDIO DI STATO, la perdita di ogni cosa da parte della famiglia privata di affetto e diritti. Ecco a cosa vale costruire per i figli. Ecco dove tutto questo ci ha portato. Ma lo Stato sarà ricco, indubbiamente, mediamente sarà padrone della metà del territorio italiano e forse oltre. E' solo questione di tempo... e neppure tanto, se vogliamo.

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