LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 3 febbraio 2012

Stralci - L'ERRORE DI CRONOS (mitologico-fantastico)

 DEDICATO A ROMA E AI ROMANI
by Rix

Visto che a Roma, in queste ore, sta straordinariamente nevicando... ho pensato di postare uno stralcetto del mio romanzo dove, tanti anni fa, ho immagInato Roma sotto la neve. BUONA LETTURA!

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Stralcio tratto da
L'ERRORE DI CRONOS
di
Barbara Risoli
RUNDE TAARN Edizioni

Una delle porte si aprì all’improvviso e Dunamis, istintivamente, si sentì in pericolo. Alzò la spada e continuò a stringere il braccio di Zaira, usandola da scudo. Anche le altre aule si spalancarono all’urlo isterico della vecchia insegnante che vide il re negli abiti fuori luogo. Zaira si sentì perduta e corse veloce con lo sguardo alla situazione che imprevista venne a crearsi. Non c’era tempo, il tempo era proprio terminato. Lo strattonò ripetutamente e lui la guardò senza lasciarla andare. I loro occhi s’incontrarono.
- Scappate, maestà… non riuscirete ad uscirne vivo, credetemi – gli disse, pensando alle forze dell’ordine ed alle loro pistole che lo avrebbero abbattuto come un animale braccato. Non ci sarebbe voluto molto perché arrivassero ed allora sarebbe stata davvero la sua fine. Dunamis non sembrò convinto e rimase immobile.
- Vi prego… vi uccideranno – lo implorò e la stretta al braccio venne meno. La superò e si voltò in una tacita, ultima ed estrema richiesta che lei parve cogliere. In un attimo la sua mente ripercorse ogni giorno trascorso da quando era giunta nel mondo degli Achei, ogni giorno sino a quello e mille parole ascoltate le martellarono il cervello ossessive, ripetitive: quelle di Omero, di Schià, di Autolico, di Selene e poi di Isos ed infine quelle più recenti e più sferzanti della madre. Ma Dunamis non poté attendere oltre e, rassegnato a non ricevere alcuna risposta, iniziò a scendere le scale che portavano al piano terra, mentre il fragore e lo stupore dei presenti sempre più numerosi rischiarono di ostruire la sua fuga. Lo osservò attonita mentre si allontanava, mentre lo perdeva; lo vide quasi al rallentatore, come se si trattasse di un sogno, di un incubo. Ed ancora le frasi altisonanti di tutti gli amici risuonarono in lei feroci ed insistenti. Trasalì. Se ne stava andando… per sempre questa volta.
Si tolse le scarpe e, improvvisa e veloce come non era mai stata in vita sua, cominciò anche lei a scendere le scale ed ebbe l’impressione di volare, forse lo fece. Rischiò di cadere, inciampando su se stessa, si aggrappò al corrimano e si rimise dritta per poi riprendere la corsa disperata che iniziava già a toglierle il fiato. Non vedeva nulla e senza accorgersene giunse al piano terra, un ampio andito che portava all’esterno. Corse così forte che raggiunse il re, scontrandosi con lui che si voltò a quel tocco travolgente e se la trovò tra le braccia.
- Non perdiamo minuti preziosi… o non avremo alcuna possibilità di salvarci – ribadì e l’uso del plurale lo colmò di una gioia che annullò come d’incanto l’astio e la decisione di poco prima. Non persero quei minuti preziosi ed uscirono sotto la fitta nevicata che provvidenziale aveva rallentato l’arrivo delle forse dell’ordine. Argurion planò davanti a loro e lei lo scrutò con nostalgica tenerezza. Le sirene spiegate e distanti ulularono e Zaira comprese, mentre Dunamis non poté farlo. Tuttavia, con un balzo montò sulla bestia e lei rimase a terra ancora fremente, ancora indecisa. Una folla curiosa e spaventata si riversò fuori dall’edificio ed una frenata neppure tanto lontana la fece trasalire. Erano arrivati, armati ed ignari di cosa stava succedendo, ignoranti nel dovere che avrebbero dovuto compiere.
- Lo hai detto tu… mi uccideranno – le ricordò il sovrano e la svegliò dai suoi tentennamenti inutili, stupidi quanto lei. Le porse la mano per aiutarla a salire, era teso e temeva per la propria vita, ma non rinunciò alla possibilità di averla per sempre. Zaira guardò quell’appiglio, lo fissò basita e restò in apnea. Scosse il capo forsennatamente per cacciare via ogni dubbio, afferrò quella mano e lui la tirò davanti a sé, le cinse la vita e spronò il fatato destriero con un colpo di talloni. Quello nitrì assordante e sinuoso come un’onda si librò più in alto, sempre più in alto, sotto la neve copiosa, quasi in tempesta. Qualcuno sparò, ma inutilmente e lei volse l’attenzione verso il basso, scorgendo il suo mondo farsi piccolo, allontanarsi sostituito dalle nuvole sopra le quali si ripararono. Solo allora si accorse della nuova e ferrea stretta dell’uomo e delicatamente gli accarezzò la mano. Volle guardarlo negli occhi. Dunamis strattonò le redini d’oro di Argurion e rimasero a mezz’aria, tra l’infinito ed il tempo. Era rigido, intimamente risentito con lei, aveva ascoltato i suoi avvertimenti, ma non erano serviti a togliergli di dosso ciò che lo aveva portato lì.
- Sei ancora in tempo, Zaira – le disse duramente. Lei sospirò senza distogliere lo sguardo dal suo volto.
- No… non è così – lo contraddisse mesta e lui ebbe una reazione interiore incontrollabile. Si lasciò cingere il collo, non si oppose, esattamente come non riusciva mai ad opporsi lei. Ricambiò prudentemente quel gesto e ne assunse il comando, agitandola, emozionandola, ma specialmente… agitandosi, emozionandosi. Fu la straniera a dare un colpo di tallone ad Argurion che non obbedì, perché non era lei ad avere lo scudiscio divino. Il re allora fece lo stesso ed il cavallo partì veloce, leggero, in direzione dei confini del tempo, trasportandoli verso il passato… il loro presente.


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