LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

domenica 11 dicembre 2011

Stralci - LA GRAZIA DEL FATO (fantasy mitologico)

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Stralcio tratto da
LA GRAZIA DEL FATO
(sequel de L'errore di Cronos)
di
Barbara Risoli

0111 Edizioni

L’odore stantio delle prigioni infastidiva Zaira, rannicchiata in fondo alla cella e stretta nel velo dell’abito. Era distante il tepore del palazzo. Era lontano Dunamis. Pensò a lui ed alle sue azioni. Chiuse gli occhi che le bruciavano e ricordò il momento in cui aveva fatto di lei una regina, come promesso, come il Fato aveva disposto e come lui aveva sempre desiderato. Pensò all’ultimo istante in cui aveva potuto guardarlo e la sua bellezza si era fatta esagerata per toglierle la possibilità di difendersi, come se un dio lo avesse sfiorato per renderlo più affascinante. Pensò anche a se stessa, alla freddezza che aveva scoperto dentro ed a come l’aveva alimentata, facendone una cosa da andarne fiera. Non aveva capito niente. Le parole del suo sposo non le avevano fatto accettare la propria dualità, l’avevano piuttosto indotta a scegliere un sentore a discapito dell’altro. Era divenuta altera, una regina senza cervello, talmente tronfia da sfidare davvero un dio. Sapeva che Thanatos lo era, lo aveva capito dal suo respiro assente ed aveva creduto di poter essere un eroe al femminile, di mettere in discussione i punti fermi di un mondo che la stava ospitando. Così aveva toccato l’unico punto fermo che Dunamis aveva, offendendolo profondamente, da non poter rimediare, non in tempi brevi. Sentiva di averlo perduto. Confusa in una cupa penombra colma di ricordi, si domandava come poteva esserle accaduto, cosa era accaduto ad Astos, al re, ed a tutti loro. Sola ascoltava i passi dei sorveglianti. E poi… il proprio respiro affannato la fece piangere. Ebbe la sensazione d’essersi svegliata, ma era tardi, ancora una volta era tardi.
Infreddolita si avvicinò alle grate, le articolazioni irrigidite ed il graffio alla nuca a farle male. Battè le sbarre ed attirò l’attenzione della guardia che non si mosse, ma sembrò disposta ad ascoltarla.
- Voglio parlare con il re – disse quasi senza voce, aveva gridato come un’ossessa e la gola era in fiamme. L’uomo continuò a non muoversi e lei gli sfiorò una gamba, costringendolo a scansarsi.
- Fa qualcosa perché io possa parlare con il re – lo implorò. Il soldato fece un cenno del capo, terminato il turno avrebbe fatto in modo di dare il suo messaggio ad uno dei comandanti. Lei sorrise e lasciò cadere le spalle, esausta eppure sollevata. Sospirò. Si ritirò nel buio e portò il capo scompigliato tra le ginocchia fredde. Sospirò. Si morse il labbro inferiore. Non poteva essere, forse Dunamis le stava solo dando una tremenda lezione per le offese ricevute. Aveva ragione, era stata pesante ed irrispettosa senza che lo meritasse. Aveva ragione lui, gli avrebbe chiesto perdono. Immaginò il suo rifiuto, la totale perdita di fiducia che ora lo muoveva nei suoi confronti. Ebbe un’idea. Gli avrebbe dimostrato che lo amava e che di tutto il resto non gliene importava un accidente! Iniziò a rimuginare. Il colpo infertole all’improvviso dall’uomo più potente dell’Ellade non era cosa da poco e lei non era poi così forte da poterlo parare con facilità.

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