LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

martedì 13 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli


- Quinto episodio -

 
Passò di proposito davanti alla stanza dei conti e vi avvicinò l’orecchio. Non era educato origliare, ma in quel palazzo niente era accettabile dal suo punto di vista, tutto trasudava di ipocrisia e sudiciume. Si ritenne in diritto di fare esattamente ciò che voleva. Sentì parlottare i due padroni di casa e cercò di cogliere la conversazione. Era un esperto in questo, difendersi nella sua vita aveva significato aguzzare ingegno e intelletto, nonché affilare la spada. Socchiuse gli occhi e ascoltò.
- Come, come… potete pensare che io in questo istante possa stare tranquilla e poggiare il mio capo sul guanciale dei sogni? – disse la contessa leziosa. Jules ebbe una smorfia di disgusto per il tono insopportabile, esageratamente femmineo, esageratamente affranto, esagerato, frutto di una finzione che quello sciocco del marito non vedeva o non voleva vedere. Serpe avida la vecchia contessa… che poi vecchia non era.
- Ricompenseremo Nice per il suo sacrificio – rispose il conte quasi annoiato, indifferente al fatto che la sua unica figlia stesse consumando un matrimonio non ancora celebrato con il rischio che il futuro sposo se ne andasse dopo avere preso ciò che voleva. Jules storse il naso anche per questo. Ne aveva conosciuti tanti di millantatori, ma questi due erano davvero notevoli. Genitori disposti a vendere la figlia per la ricchezza cui non sapevano rinunciare. Deglutì rabbioso, mentre Nice riposava nel suo letto senza che l’avesse sfiorata per il senso di giustizia che lo muoveva nei confronti degli innocenti.
- Povera piccina… non ho avuto cuore di spiegarle cosa l’attendeva e poi.. con quel bruto Ma dove lo avete trovato? – si lamentò ancora la contessa. Bruto lui? Lui? Chi tra loro era più bestia? L’ospite fu curioso di sentire la giustificazione del conte.
- E’ l’unico che abbia accettato di saldare i nostri debiti, cara… e sinceramente non lo conoscevo di persona, non potevo sapere del suo strano carattere – si fece piccolo il bastardo. Jules gli fece un vago verso imitativo. Che lui avesse un brutto carattere era noto ovunque, vecchio idiota neppure vecchio.
- Ma Nice è una donna forte, saprà cavarsela e domani i nostri guai saranno finiti – concluse l’uomo allo stremo del cinismo. Nice non era una donna, aveva poco più di sedici anni e non era affatto forte. Incapace di fronteggiare il futuro marito una volta che una, un sospiro mozzato era tutto ciò che gli aveva riservato in una settimana di svenimenti che l’avevano anche smagrita. Scosse il capo incredulo. Volse lo sguardo truce verso la propria stanza e la immaginò dormiente. Il desiderio di aprire la porta di quella camera e urlar loro in faccia quanto gli facessero schifo fu violento, ma si trattenne e lasciò i due folli alle loro conversazioni sconnesse. Raggiunse silenzioso, evitando di battere i tacchi sul marmo, il guardino. Si sedette sotto il fresco porticato, appoggiò gli stivali sul tavolino da colazione e si accese un sigaro. Pensò. Cambiò il programma. Avrebbe firmato il contratto alle prime luci dell’alba, ma non sarebbe partito da solo.

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