LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

martedì 20 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli

- Tredicesimo e ultimo episodio -
 
- Quale il motivo? – ringhiò trattenendo palesemente la voglia di alzarsi.- Non accetterò la vita che mi proponete in cambio di niente – osò Nice.
- Rimettete piede nel palazzo di vostro padre e i debiti che io ho saldato torneranno a ombreggiare la vostra vita. E non vi salverò questa volta – era deciso. L’astio nei confronti del conte lo scuoteva, il ricordo della bassezza umana cui aveva assistito continuava a nausearlo. E nauseava anche lei.
- Sia, principe. Pagherò come è giusto che sia – insistette Nice guardando altrove. Il cuore impazzito le toglieva il fiato, ma lo scoglio più grande lo aveva superato, sentiva di poter sostenere un discorso.
- Sono d’accordo… - sibilò Jules. Si alzò, affiancandosi a lei, chinandosi per parlarle all’orecchio.
- Pagherete i vostri errori, non quelli altrui e questo sino a quando sarete mia moglie – sussurrò roco, regalandole un tremito.
- Non avrete alcun diritto sulle mie decisioni – si dimostrò ardita. Lo fece sorridere.
- Giusto. Ma ne avrò se rifiuterò di annullare il nostro matrimonio – la minacciò ferreo.
- Allora, rifiutate, perché nel momento in cui sarò libera, la sarò davvero – lo minacciò a sua volta, riuscendo a metterlo in crisi con poche parole. Il silenzio la indusse a voltarsi, trovandoselo a pochi centimetri dal volto pallido.
- Dove volete arrivare, Nice? – le domandò sospettoso, rompendo l’assedio e tornando al proprio posto. La giovane non rispose e prese il calice del vino, svelando un tremore. Versò alcune gocce sulla tovaglia candida. Jules sorrise divertito.
- Siete più furba di quanto pensassi, ma io lo sono più di voi – asserì.  Nice sorseggiò il vino e tossicchiò poco avvezza all’alcool.
- Non uscirò da questa stanza sino a quando non mi direte perché non volete l’annullamento del nostro matrimonio – la saettò. Aveva capito la strategia adottata da una sedicenne che a stento reggeva ora la sua presenza. Nice deglutì.
- Siete stato retto e corretto nei miei confronti e io non… -
- La verità! Delle parole di facciata non so che farmene e so bene quanto siete brava a giocarvi, il vostro maestro è il migliore, il conte Grando – la colpì. Si guardarono.
- Ditemi la verità, potrete poi perdere i sensi, vi soccorrerò – la prese in giro.
La raggiunse nuovamente davanti al suo ennesimo tentennamento. Le porse una mano per indurla ad alzarsi e lei obbedì percependo l’importanza del momento. Non si mosse quando il principe le avvolse le braccia e la voltò stringendola alle spalle, sovrastandola con la propria altezza, simile a un mantello che l’avrebbe protetta da qualsiasi intemperia.
- Parlate, Nice. Vi ascolto – sospirò suadente serrando di più quando lei tremò forte.
- Saprò ricompensare la vostra sincerità, lo prometto – aggiunse e rimase in attesa.
- Non voglio perdervi – ammise con un filo di voce, il mondo a girare come non aveva fatto sino a quel momento.
- Non permettete che la paura vinca su di voi, andate avanti - la riprese. Operò il miracolo di fermarne la nausea. Ma il silenzio della moglie non dava speranza che continuasse.
- Siete bellissima, siete una sposa perfetta e non credo di meritare tanto, perché io non sono uno sposo perfetto. Questo è il motivo per il quale vi renderò libera, potrete sperare ancora nell’amore cui avete diritto e quando giungerà per voi che siete giovane, nulla dovrete dare in cambio – la illuminò.
 - E’ già giunto l’amore per me – rivelò.
- Presto allora sarete felice, io stesso approverò… -
- Siete voi il mio amore – esalò stremata. Le gambe cedettero e lui la resse.
- Neppure sostenete la mia vista – la schernì con stretta decisa.
- Perché vi amo – si dimostrò caparbia. Il baratro che conosceva bene si aprì nuovamente dentro di lei. Non svenne, ma Jules fu costretto a prenderla in braccio. Non la ripose sul letto, piuttosto uscì dalla cabina aprendo la porta con la spalla e si diresse sul ponte, dove la notte e il movimento della nave davano aria e refrigerio. Nice aveva il capo appoggiato al suo petto e le forze erano minime.
- Respirate e vedrete che tutto vi apparirà più chiaro – le ordinò divertito. Passarono alcuni istanti e Jules la fece scendere da sé, permettendole di appoggiarsi al corrimano, mentre la luna quasi piena li illuminava in una notte di verità.
- Lo sapete da sempre, principe – disse Nice ansimando, ma ormai ce l’aveva fatta.
- Non vi ho sposata per amore – precisò l’uomo.
- Io si – ammise invece lei. Jules ridacchiò, dando le spalle al mare che invece lei osservava nero e immenso.
- Ma è facile amarvi – la sorprese.
- Non abbandonatemi, Jules… ve ne prego – non tergiversò.
- Siete certa di volerlo davvero? –
- Cosa potrei volere dopo il più grande tradimento della mia vita? Me lo avete detto voi un tempo: siete l’unica persona della quale posso fidarmi. E’ vero, non mi avete sfiorata quando potevate farlo, avete mantenuto i patti con mio padre e siete disposto a lasciarmi libera pur di non costringermi a fare ciò che non mi aggrada. Come potrei non amare un uomo che sino a questo momento ha pensato solo a me? –
Continuava ad ansimare, l’emozione della verità era violenta in lei e la era anche in lui che non si trattenne e l’avvolse lieve, senza fretta o scosse.
- Allora adesso posso pensare a me? – le sussurrò piacevolmente allusivo.
- Non ne siete capace. Forse anche voi mi amate, solo questo può rendervi come siete adesso, perché io vi conosco, vi ho osservato, vi ho ascoltato. Non siete uomo leggero, non è la dolcezza a muovervi, ma la forza, una forza che a me non riservate – adesso parlava, parlava e lo faceva bene, formulava frasi perfette, figlie della sua nobile cultura. Fu fiero di lei, sua moglie. Con l’indice le sfiorò il mento portando su di sé lo sguardo sparuto e grande di una sposa bambina.
- Ti sbagli, se sei qui adesso è perché a te ho dato la mia forza – le rivelò e si sentì vincente rendendosi conto che lei non si ritrasse al tentativo di rubarle un bacio. Jules attese pochi secondi, poi quel bacio lo rubò con la lentezza e la tenacia dell’esperienza che aveva, dell’età che molto gli dava a conoscere. Era un uomo accanto a lei che, chiudendo gli occhi, fece il primo passo per abbandonare l’infanzia che ancora iridava il suo essere. La travolse con un calore invisibile eppure scottante, le strappò il cuore dal petto per prenderlo in consegna e giurare di non spezzarlo mai. E quando l’incanto di un contatto mai sperato davvero terminò, il tremore di Nice sembrò ballo di gioia, follia d’amore.
- Presto vedremo Marsiglia all’orizzonte – le fece sapere lieve, prudente. Nice sorrise, lasciando che una lacrima le solcasse la guancia gelida. Jules corrucciò le sopraciglia, illuminato dalla luna, bellissimo senza saperlo.
- … e ci sarà una festa – fu imprevisto. Nice scosse il capo.
- Quella per il nostro matrimonio - parve tranquillizzarla. Lei sobbalzò. Respirò. Prese coraggio, ormai sapeva dove trovarlo! Nel cuore. Imprevista lo abbracciò al collo e lo fissò incredula.
- Vi devo la vita – disse.
- Solo un paio di volte, quando eravate sul ciglio del vostro baratro e avreste potuto farvi male precipitando – rise Jules, sollevandola in un volteggio che la divertì.
- Sono altre le cose che mi devi… ma avremo modo, avremo modo – le sussurrò bloccando il suo entusiasmo. I grandi occhi di Nice si allargarono. Un altro bacio li richiuse con il languore del loro imprevisto amore.

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