LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

martedì 20 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli


- Dodicesimo episodio -

La nave salpò la sera dopo, l’equipaggio aveva passato la notte a terra, nelle invitanti locande genovesi. Il mattino e parte del pomeriggio avevano impegnato gli uomini nel carico e nello scarico di merci preziose. Nice li aveva osservati silenziosamente dal ponte del veliero e si era sentita spesso a disagio per le loro occhiate d’ammirazione e ammiccanti. Non si era ritirata, a denti stretti si era sforzata di reggerne gli occhi, certa di allenarsi così a fare la medesima cosa con quelli di Jules. Dentro di sé sapeva che in realtà il problema era solo il principe. Ma sentiva dentro una forza che l’avrebbe aiutata, il desiderio di non perderlo, di conoscerlo davvero, le dava uno sprone costante. Poi era scesa la sera e infine l’inizio della notte con il suo refrigerio, la leggera brezza e la risalita rumorosa dell’ancora. La nave scivolò lieve sul mare, tagliando il riflesso della luna screziato dalle onde.
Rientrò senza fretta nella cabina e la trovò insolitamente illuminata da numerose candele. Al centro un tavolo apparecchiato per due. Il panico. Prese fiato e con la cosa dell’occhio cercò una presenza. Il cuore pazzo cavalcò nel petto e pensò agli uomini dell’equipaggio, ai loro sguardi che aveva sostenuto senza svenire. Poteva farcela. Intravide il principe alla propria sinistra e non le servì volgere il capo per riconoscerlo.
- Concedetemi la vostra compagnia, considerando l’ormai prossimo arrivo a Marsiglia – disse Jules quasi emergendo da una penombra lieve e suadente. Lei non lo guardò, piuttosto si fissò sul tavolo invitante. Avanzò e osservò ogni dettaglio con esagerato interesse: le posate d’oro, i chiacchieri di fine cristallo, i piatti rifiniti preziosamente, la tovaglia ricamata mirevolmente. Nice stava spasmodicamente cerando una fuga mentale.
- Quando? – sussurrò mesta.
- Due giorni, forse tre – rispose l’uomo spostando la sedia per permetterle di sedersi. Poi si accomodò davanti a lei e le versò del vino rosso che scintillò sotto la luce tremula delle tre candele tra loro. Nice sorrise e a Jules non sfuggì.
- Siete felice? – la interrogò prudente, usava un tono basso per non turbarla oltre. Solo in quel momento la giovane lo scrutò ed ebbe un’espressione stranamente decisa, irriconoscibile in quel suo viso minuto e affilato.
- Tornerò a Venezia – dichiarò a sorpresa, cancellando in lui la comprensione sinora manifestata, strappando dal suo animo ciò che era sempre stato. Lo sguardo feroce di Jules la fece sobbalzare e chiuse gli occhi con le spalle alzate, quando lo vide riappoggiare sonoramente il bicchiere sul tavolo.

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