LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

domenica 18 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli

- Decimo episodio -

 

‘Illustre Principe Jules de la Santé,

ai Vostri piedi sono prostrato in cerca di aiuto imminente per evitar la mia rovina e  quella della mia moglie adorata. La nostra porta è battuta da feroci creditori che tregua non concedono più, il tempo per me è finito e non conosco sentiero ch’io possa percorrere per non rovinar irrimediabilmente nel fango della vergogna e della miseria. Il mio palazzo in quel di Venezia è ancora sontuoso e lustro nello scintillio di una facciata che non so sostenere oltre. Son qui dunque a vergare questa mia missiva disperata per fare appello alla Vostra ricchezza, certo, ma anche al Vostro cuore che so essere generoso quando il dolore ulula nelle vostre notti. Principe, Vi imploro… non permettete che la mia sposa chini la schiena su plebeo affare per sopravvivere, non lo reggerebbe nella nobiltà ch’io stesso, al tempo della gioventù, le concessi con l’amore che tuttora mi lega a lei.
Ma sappiate, Principe dall’alto onore, che nulla Vi chiedo per nulla e siano queste righe palese offerta per compensar ciò che mi concederete, se lo farete.  Mia figlia, la contessina Nice Grando, sarà Vostra sposa quanto Voi stesso lo vorrete, sarà Vostra in qualsiasi momento e potrete, quando lo vorrete, ma fate presto Ve ne prego!, constatarne la bellezza e l’illibatezza che tengo in serbo per Voi che potete aiutarmi. Ha solo sedici anni la mia bambina ed è l’unica ricchezza ch’io possegga per barattare il mio nome e il mio onore. Non consideratemi padre snaturato e senza cuore, anche per lei che mi è cara, salvo ciò che ci appartiene, perché il suo nome non scivoli nel ludibrio di questo nostro mondo spietato.
Certo e ansioso di una Vostra sollecita risposta, già dispongo per il Vostro arrivo perché ogni cosa possa tornar a posto senza pianto sconnesso.

Il conte Vincenzo Grando da Venezia’

- Sono solito giustificare le mie richieste, come vedete – disse Jules accorgendosi che Nice aveva terminato la lettura e sollevato il capo lentamente. La vide riflessa sulla vetrina dei liquori, se ne guardava bene di guardarla ora che le stava srotolando davanti una verità amara. Colse di lei un singulto che era conato e sogghignò per quella reazione simile alla propria.
- Dunque, tornerete a Venezia quando non sarete più la sposa del principe de la Santè dall’alto onore? – fece il verso alle parole del conte.
- Dove? – blaterò la ragazza continuando a osservare la missiva e percorrendo con lo sguardo ogni lettera, riconoscendo tragicamente la calligrafia del padre. Ormai Jules aveva imparato a capirla. Le difficoltà di Nice ad articolare una frase di senso compiuto in sua presenza la trovava tenera e un brivido di inconsapevole nostalgia di lei lo fece sussultare dentro. Pensò in un lampo al momento in cui non sarebbe stata più sua moglie, a quando se ne sarebbe andata dalla sua vita e si chiese se era giusto rinunciare a così tanta bellezza, ma specialmente a così tanta dolcezza.
- Vi metterò nelle condizioni di poter vivere decentemente, Nice. Lungi da me abbandonarvi al vostro destino, credo che abbiate già subito abbastanza le angherie degli ingiusti – rispose meravigliandola.
- Perché? – continuò la giovane avvicinandosi senza preavviso, frusciante nell’abito verde scuto che indossava, rigorosamente privo di scollatura, perché il principe le aveva detto chiaramente, prima di uscire dalla stanza e permetterle di vestirsi, che non avrebbe più accettato un abbigliamento che mettere in mostra una merce inalienabile, la sua dignità.
- Vi ho voluta semplicemente salvare, null’altro. Ho voluto umiliare quel misero di vostro padre e ho voluto lasciarlo nell’acqua della sua boria e della gioia effimera che sono i soldi che non gli mancheranno mai più. Ma dovrà rinunciare a voi e voi sarete felice. Siete giovane, una bambina… il tempo vi concederà ciò cui avete diritto e io veglierò su di voi perché non commettiate errori irreparabili – spiegò incredibile. In fondo cosa poteva importargliene di una sconosciuta quale era lei? Non ribattè, restava prudente quando era con lui, cercava spasmodica di evitare quei patetici svenimenti che la stavano consumando.
- Non potevo credere che un padre giungesse a vendere il sangue del proprio sangue per salvare se stesso. Questo mi ha fatto vomitare e questo ho voluto vendicare. Quale il problema, Nice? Vi sto salvando la vita – e questa volta, senza volerlo davvero, la guardò. I loro occhi si scontrarono improvvisi e lei sobbalzò. Quanto era bello suo marito, quanto… perché rinunciarvi?

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