LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

sabato 17 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

Image and video hosting by TinyPic

IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli


- Nono episodio -

 
- Non sarà un lungo viaggio, la Francia non è distante. Prendetela come una sorta di vacanza e attendete con ansia l’arrivo a Marsiglia ove vi libererò del laccio che vi ho messo al collo – disse Jules versandosi del liquore in un bicchiere di cristallo che tintinnò sfiorato dalla bottiglia. Nice strinse la gola. Domande, tante, tutte inespresse. Un sottile dolore l’attraversò all’idea di non stare più con lui, di non essere protetta dalla sua ruvida forza. Tutto così illogico. Si mosse nel letto e strinse più forte le lenzuola, continuando a non guardarlo, come lui aveva preteso.
- A un patto vi renderò libera – giunse qualcosa di inatteso che la scosse. Un tormento indicibile la graffiava dentro. Pianse, silenziosa e senza un motivo.
- Che mai più varchiate la soglia del palazzo di vostro padre, che mai più mettiate piede a Venezia, che viviate una vita e non siate più schiava di nessuno. Questo vi chiedo, o meglio… vi ordino, in cambio dell’annullamento del matrimonio che ci unisce – disse d’un fiato sorprendendola. La ferì. Perché? Si sentì iniqua, inadeguata, per la prima volta priva di fascino, rinnegata da un marito che neppure l’aveva guardata, perché mai si erano guardati negli occhi veramente, sempre il vuoto del proprio timore li aveva interrotti. Serrò i denti asciugando le lacrime con il calore della rabbia che le salì al volto arrossandolo e poi sbiancandolo. Si mise seduta improvvisa, la camicia sbuffante del principe a scendere dalla spalla, il rumore improvviso a far sobbalzare l’uomo che, anche se si era ripromesso di non farlo, la guardò e ne incontrò lo sguardo fermo. Non era adirata, non era furiosa, non era pericolosa, era immobile con se stessa, in lotta con il sentore ormai tedioso che la azzannava ogni qualvolta lo aveva davanti. Neppure lui mosse un solo muscolo, come se tutto intorno a loro fosse di ghiaccio, facilmente frangibile.
- Non – scandì la giovane senza proseguire, testando d’essere ancora in grado di emettere un suono che fosse voce e non verso indistinto. Jules, involontariamente bellissimo, alzò un sopraciglio incuriosito, davvero incuriosito, dimentico d’essere il principe scontroso e apparentemente feroce di sempre. Non appoggiò neppure il bicchiere sul tavolino, attese e basta.
- Non avete diritto – proferì parola viva e forte Nice. Una conquista, una sorta di luce sancì la vittoria che la inebriò. Non distolse gli occhi da quelli di Jules, vi entrò con il coraggio di un leone, si sentì improvvisamente un leone, ferito e offeso. E scese dal letto, rimise la camicia a posto sulla spalla, ignorò d’essere a gambe nude, scalza e spettinata, avanzò e gli si parò davanti. Un tremore la tradiva, ma sapeva governarlo per il momento. Jules ebbe un’espressione di compatimento che non fece altro che scatenare in lei una vitalità sconosciuta e interessante.
- Mi state – soffiò sconnessa. Gli strappò un sorriso.
- Da Venezia mi state portando via per rinnegarmi – continuò. Jules la scrutò.
- Vostro padre mi aveva detto che eravate erudita e sapiente, Nice. Ascoltandovi, posso affermare di avere avuto tra le braccia contadine capaci di impostare un discorso molto meglio di voi – volle provocarla. Si stava divertendo, lo trovò un po’ meschino, ma non riuscì a negare il lato comico della situazione. La bloccò così e sorseggiò il proprio liquore senza fretta.
- E poi io non vi rinnego… semplicemente il matrimonio non è stato consumato e avete la possibilità di essere nuovamente libera – precisò alzandosi. La sovrastò con un’altezza eccezionale accanto a quella della moglie, una pulce accanto a lui. Nice non indietreggiò e lo fronteggiò con gli occhioni lucidi e smarriti.
- Perché? – chiese tremula.
- Un mese fa, non di più, ho ricevuto un’accorata lettera – la interessò. Nice ebbe la sensazione piacevole di avere confidenza con quello che era suo marito.
- E ho vomitato – le tranciò il respiro. La fissò. Lo fissò. Il tempo per lei era scaduto e il mondo a volteggiare glielo rammentò.

Nessun commento:

Posta un commento