LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 16 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli


- Ottavo episodio -

Nice si ritrovò su una nave della quale non sapeva neppure il nome, chiusa nella lussuosa cabina del capitano, avvolta in una coperta leggera perché tanto era quasi estate. Osservò l’oblò che mostrava solo il cielo e tentò di ritrovare una calma lungi da lei. Sospirò. Era sposata da poche ore e guardò l’enorme smeraldo dell’anello che il principe le aveva infilato al dito con livore, fissando suo padre come un nemico. Poi tutto l’aveva travolta. Ancora.
Ascoltò il rumore delle onde contro la chiglia e il grido dei gabbiani le fece intendere che probabilmente era ora di pranzo. I marinai sul ponte stavano mangiando e i volatili reclamavano una parte delle razioni. Gli uomini urlavano e scherzavano, cadde qualche bottiglia. Nice tremò. Cosa le era accaduto in meno di dodici ore? Indossava ancora la camicia del principe e si sentì a disagio. Si guardò introno. Raggiunse quello che poteva essere un armadio che era ricolmo di abiti maschili. Li sfiorò prudente.
L’aprirsi della porta alle spalle la fece sobbalzare e quando si voltò, vide lui. Strinse i denti per vincere il già prepotente senso di nausea che l’aggredì, si appoggiò a una sedia quando il mondo volteggiò per lei. Jules la osservò con aria rassegnata, dimentico del vestito che aveva tra le mani. Semplicemente assistette nuovamente a uno svenimento. Quasi annoiato la soccorse e meccanico la distese sul letto dove aveva smaltito l’ultimo mancamento. Ripose poi l’abito caduto in terra su una poltrona e si sedette accanto al piccolo oblò che salutava Venezia.
Pochi minuti e percepì la ripresa di Nice che si mosse mugolando tra le lenzuola di seta.
- Non guardatemi – disse fermo, senza a sua volta degnarla di attenzione. Ma era attento, ascoltava ogni suo movimento, persino il battito del cuore.
- Non fatelo, se vogliamo scambiare due parole, considerando che siamo marito e moglie – aggiunse leggermente ironico. L’ondeggiare della nave fece da assurdo contraltare alla nuova nausea della giovane. Tuttavia, obbedì, come aveva fatto sposandolo, come aveva fatto seguendolo pur incosciente. Stranamente si sentiva a sicuro, il senso di triste oppressione che aveva sempre avuto addosso all’interno della propria dimora era scomparso e non trovò una spiegazione logica per questo. Quell’uomo era insopportabile, scontroso e freddo nelle parole e nei modi, poco gentile, poco educato, poco carino con una novella sposa di soli sedici anni. Si rannicchiò nel letto proteggendosi con le lenzuola e non lo guardò, anche se di spalle. Si impose di non farlo e prese fiato mille e mille volte.
- Credo di avere compreso il vostro problema. E’ assurdo e sciocco… e divertente per certi versi – ridacchiò Jules. Quella risata lo fece sembrare gentile, umano come non si era dimostrato sino a quel momento. Nice non parlò, se lo avesse fatto lo avrebbe meravigliato, magari indotto ad avvicinarsi e lei non lo voleva accanto, o meglio… non poteva averlo accanto. Il petto infiammato le faceva male, il ricordo di ciò che era Jules la faceva arrossire, l’emozione elaborata solo in quel momento di essere nella stessa stanza la fece tremare, la consapevolezza di essere sua moglie le diede un dolore che strappò una lacrima dai grandi occhi chiusi. Si maledì, ma non era colpa sua. No, non era colpa sua se non riusciva a guardarlo senza provare un senso di assoluta ammirazione, come se avesse davanti una statua perfetta, una bellezza devastante, una forza incontrastabile. Deglutì più volte. Lo amava. Lo aveva amato la sera in cui era giunto come un soldato deciso e aveva sbattuto in terra pietre preziose scintillanti come i suoi stessi occhi verdi e profondi. Era un uomo dalla potenza psicologica che la atterriva, era un uomo… e lei solo una bambina.

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