LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

mercoledì 14 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli


- Sesto episodio -

 
Il conte osservò la penna d’oca nella mano del principe. La firma vergata lentamente lo inebriò. Alzò gli occhi sul futuro genero e sorrise con aria falsamente affranta.
- Dunque mia figlia era come voi… - balbettò fuori luogo, poco lucido per la gioia che quel contratto gli stava dando.
- Non lo so, conte – lo interruppe l’altro seccato e appoggiò la penna sul tavolo, neppure nel calamaio.
- Ma come… -
- Non me ne importa nulla della verginità di vostra figlia. Anche se non fosse illibata come ho chiesto, non esiste colpa che possa giustificare il fatto di avere un padre come voi – lo fulminò, mentre qualcuno bussò alla porta. Il conte confuso diede il permesso a entrare e comparve un prete, trafelato e stanco, era l’alba.
- Vi siete preso gioco di me, avete voluto umiliarmi – balbettò il padre di Nice correndo con lo sguardo ovunque.
- Vi siete rivelato per ciò che siete e non meritate rispetto.  Fate chiamare vostra figlia, subito – fu perentorio Jules senza distogliere gli occhi da lui e dalla sua patetica ira trattenuta. L’immobilità del conte gli fece alzare il mento in una sfida tacita che entrambi sostennero. Il prete, in un angolo, li osservava incredulo. Era stato chiamato d’urgenza, anche pagato per darsi una mossa e si trovava in quella che sembrava essere una diatriba familiare. Pensò di intervenire, ma l’aria minacciosa del principe lo fece desistere.
- Fatela chiamare! – insistette tonante il promesso sposo. Il conte strinse la mascella.
- Un’ora, conte… e i creditori saranno sotto la vostra porta. Fatela chiamare – appoggiò le mani sulla scrivania.
- Non avete il diritto di… - tentò una difesa il padre di Nice.
- Come voi, nessun diritto! Ma io, al contrario, non vendo la mia dignità e tanto meno quella altrui, quindi ho un vantaggio che intendo sfruttare – battè un piede a terra e fece per uscire dalla stanza deciso ad andarsene. La voce del conte che chiamava una domestica e poi le disposizioni perché Nice venisse portata nel suo studio fermarono Jules. Un sorriso ne screziò le labbra e incontrò lo sguardo allargato del prete.
- Vedo che si inizia a ragionare, conte – disse senza voltarsi.
- Non erano questi i patti – si lamentò il nobile spiantato sedendosi stancamente sulla sedia.
- Guardateci il lato positivo. Risparmierete sulle spese – ridacchiò l’altro odioso ascoltando lo scendere trafelato di Nice con la domestica incaricata di svegliarla.

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