LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

martedì 13 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli


- Quarto episodio -

Jules continuò a osservarla dalla finestra davanti alla quale si era portato. Una leggera brezza notturna entrava a rinfrescare la stanza. Il mare veneziano si lamentava sfiorato dal bagliore lunare. Ebbe un ringhio di disapprovazione che la fece sussultare.
- So bene che siete sveglia – la sorprese e il cuore iniziò a cavalcarle in petto nuovamente. Era sdraiata, forse così avrebbe retto quell’incontro ormai inevitabile.
- Fareste meglio a dormire, domani vi priverò della mia presenza – concluse deciso a uscire dalla camera, la rabbia a scuoterlo. Nice ebbe il coraggio di sedersi e l’abito scese un po’ troppo per via dei lacci tagliati, tanto che frettolosa lo serrò al petto arrossendo. I loro occhi si incontrarono ancora e ancora il baratro interiore le diede un senso di smarrimento. Adirata con se stessa aprì la bocca per parlare, ma ne uscì solo una specie di rantolo patetico. Jules si fermò, la cosa iniziava a essere ridicola e… interessante? Strinse lo sguardo su di lei cogliendone una volontà che tuttavia non riusciva a manifestare. Ci pensò un momento, ricordò tutte le occasioni in cui aveva avuto modo di vederla e ogni volta era svenuta con parole morte in gola. Sorrise divertito, dimentico per un attimo della rabbia che lo muoveva.
- Forse scrivere vi è più facile? – la prese in giro, facendola arrossire miseramente. Si avvicinò al letto afferrando dalla poltrona una camicia.
- Copritevi, già la situazione è tragica, non peggioriamola oltre – la invitò gettandole l’indumento e voltandosi.
- Una cosa non vorrò mai quando saremo sposati – le disse mentre si liberata dell’abito rovinato per riparare nella grande e lunga camicia dell’uomo. Un lamento lo esasperò.
- Niente bustini che tolgono il fiato, la vostra stabilità è già precaria – concluse. Un sospiro di sollievo lo fece voltare. Era seduta sul letto, appoggiata alla spalliera, le ginocchia strette dalle braccia esili e i grandi occhi su di lui.
- Perdonatemi – sussurrò con un filo morente di voce, solo l’orecchio fino di Jules poteva cogliere quella eco distante proveniente da un’anima sconquassata.
- Siete voi che avete molto da perdonare, Nice – la zittì turbandola.
- Anche se non lo condividerei affatto – aggiunse oscuro, ancora quella strana rabbia a renderlo odioso. Poi sorrise ed era bello quando sorrideva.
- Ci crediate o no, l’unica persona della quale potete fidarvi in questo momento sono io. Un giorno lo capirete e guardarmi non sarà più un problema – la interessò, fu inevitabile.

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