LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

lunedì 12 dicembre 2011

IL BARATRO DELL'AMORE - Racconto on line a episodi (replica)

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Immagine by Barbara Dawson Smith


IL BARATRO DELL'AMORE
di
Barbara Risoli

- Terzo episodio -

Nice guardò la porta chiusa. Tutti sapevano, tranne lei. O meglio… anche lei sapeva, ma sperava che non fosse come appariva, pregava il cielo perché davvero suo padre non la stesse infilando nel letto di uno sconosciuto per non cadere in miseria. Era giovane, ingenua, inesperta e mai aveva conosciuto l’amore, ma non era stupida e le mezze parole, i sorrisi di circostanza, li sapeva cogliere. Sospirò, il problema tuttavia era un altro e istintivamente fece un passo indietro. Sentì il sangue gelarsi nelle vene, quando la porta si aprì inesorabile. Retrocesse ancora, ma non riuscì a fare molti passi, la figura altissima e imponente dell’uomo la sovrastò, gli occhi la fissarono inespressivi, come ghiaccio verde a scintillare nella penombra che sapeva di minaccia. Nice aveva in testa le parole da dire, aprì la bocca lentamente per prendere fiato e mantenere il controllo di sé. L’aria la ossigenò e lo sguardo si fece duro, ma contro se stessa, non contro di lui. Il problema continuava a essere un altro, serio e invalicabile.
Un suono gutturale interessò l’uomo, poi per lei ancora il mondo volteggiò, un senso di nausea a pervaderla e poi il crollo delle forze, la prossima caduta libera in una dimensione che ormai visitava sempre più spesso. Svenne, per l’ennesima volta, senza riuscire a ribellarsi a quella specie di maledizione. Jules incredulo la prese tra le braccia, portandola all’interno della stanza dove la ripose sul letto. La guardò esanime, pallida, fredda, il respiro flebile, una smorfia a screziarne l’indubbia bellezza. Non era possibile che fosse accaduto nuovamente. Decise di attendere. No, non saprebbe sfuggita a una spiegazione, non ci sarebbero stati servi o genitori a salvarla da un discorso che era necessario. Chiuse la porta a chiave e se la mise nel taschino del panciotto scuro. Versò del liquore forte in un bicchiere di cristallo e si affrettò a porlo sotto il naso della contessa che si ribellò labile, si lamentò, ma non si riprese. Osservò l’abito, ricco, il migliore che avesse mai visto, il padre lo agghindava bene il suo tesoro più prezioso, come merce la esponeva con una scollatura che alzava il prosperoso seno limitando il respiro con un bustino stretto al solo tocco. Scosse il capo esasperato: si convinse che in realtà non riuscisse a respirare. La voltò delicatamente e, senza troppi convenevoli, estrasse un coltello dalla cintola e tagliò i lacci che le serravano la schiena. Un sospiro gli fece credere di averla aiutata.
In quel momento Nice riprese i sensi e percepì la presenza dell’uomo alle proprie spalle, richiuse gli occhi quando la rimise supina ascoltandone il respiro ora meno mozzato, secondo lui.

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