LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

lunedì 28 novembre 2011

Le recensioni ai miei libri - LA GIUSTIZIA DEL SANGUE

NASREEN - SOGNANDO LEGGENDO

utente ANOBII

mi recensisce così

Barbara Risoli romance

LA GIUSTIZIA DEL SANGUE
(storico sentimentale)

Ed ecco un nuovo aggiunto alla mia schiera di "Preferiti"...

 


Ed eccomi a recensire questo sequel del libro Il Veleno del Cuore: La Giustizia del Sangue. Questa volta l’incipit della recensione sarà diametralmente opposto al precedente. In questo caso ci troviamo proprio di fronte ad un bel Romanzo Storico condito da un tocco di romance che si amalgama con naturalezza agli eventi narrati.
Come il precedente credo che anche questo libro possa essere letto sotto un duplice aspetto. Da una parte possiamo semplicemente limitarci a leggere le “avventure” di Eufrasia e Venanzio, due esseri senza scrupoli, che si gettano fra gli intrighi della Rivoluzione Francese per liberare il piccolo Capeto, Luigi XVII, da una morte orrenda.
Oppure, potremmo leggere le mille sfumature di questo romanzo assaporando pagina dopo pagina il dolore di una donna, donna a metà, che si arrende a quella che definisce una punizione Divina, spengendo sé stessa. Potremmo leggere la frustrazione di un uomo che, ormai dannato, non accetta il comportamento della sua compagna e fa di tutto per ferirla e farla reagire. Potremmo leggere della paura di Eufrasia di essere sostituita, da sempre unica erede del casato des Fleuves. Oppure cercare di comprendere quando, da vittima, il popolo francese sia diventato carnefice.
È un libro particolare, è un libro che affronta il dramma del piccolo come quello di un’intera comunità lasciando da parte inutili prediche ma narrando i semplici fatti della vita con una semplicità e crudezza disarmante. La Risoli non ha bisogno di imbellettare la realtà, anzi, ce la mette tutta per narrarla al massimo della sua asprezza mentre lascia lo scettro di eroe in mano al Cattivo che tenta di fregare il Buono della situazione che continua a seminare distruzione e dolore.
Credo che sia piuttosto difficile spiegare semplicemente questo libro, no forse è impossibile. Eufrasia e Venanzio si completano in modo incredibile nel loro comprendersi, sfidarsi, ed attaccarsi continuamente mentre si amano in modo completo e chiaro. Non hanno bisogno di cambiare l’altro, si vogliono e si accettano anzi, di più, si amano maggiormente forse proprio perché i loro difetti li rendono complementari.
Eufrasia è più “donna” meno capricciosa e con questa maturazione è evoluto in lei anche il vecchio senso di colpa per un omicidio che, ancora, non è riuscita a perdonarsi benché non voglia ammetterlo. Ma nonostante ciò non si lascia andare e continua a seguire il marito. Lo salva e si fa salvare ed è forse questa reciprocità fra i due che mi affascina incredibilmente. Non c’è semplicemente un “forte” ed un “debole”. Sono forti e deboli allo stesso tempo, hanno bisogno l’uno dell’altra in modo quasi perverso.
Venanzio, ancora una volta, mi sorprende.
Nella prima metà del libro sembra disinteressato delle gravi angosce che colpiscono la moglie. Non gli interessa, la tradisce e la lascia per andare a salvare il Capeto di Francia. Un favore al suocero? Uno strano senso di rimorso per il passato torbido che si è forgiato?
Niente di tutto questo.
L’animo dell’assassino è quello di sempre ma, nonostante il suo passato, riusciamo a scorgere una sorta di codice d’onore che, di fronte alla follia dei Francesi, ce lo rende superiore quasi da ammirare. Dimostra di avere un cuore, salva ed uccide con criterio. Il suo è un criterio che ci appare quasi coerente.
Non ci interessa più realmente se i due coniugi sono assassini, balordi, truffatori o altro, vogliamo solamente che abbiano successo perché, alla fine, meritano di sopravvivere. Quando è accaduto che dai buoni siamo passati a tifare per i buoni? Non si sa.
Probabilmente è proprio questo il punto focale del libro di Barbara Risoli: non esistono veri cattivi come non esistono veri buoni. Ed è con una certa perversa onestà che i cattivi, consapevoli di esserlo, continuano a combattere contro quel Dio che ha abbandonato chi è Innocente. Non hanno bisogno e non vogliono la Salvezza, non la meritano e lo sanno ma, allo stesso tempo, si chiedono se valga davvero la pena pregare un Dio del genere.
La profondità psicologica anche in questo caso è assoluta. I personaggi si mescolano fra loro, mostrando mille sfaccettature e ci traggono spesso in inganno.
I colpi di scena sono assicurati e, come sempre, Venanzio, dirige l’immensa l’orchestra di morte che ha imbastito con una maestria inaudita. Nulla è lasciato al caso e Eufrasia, a volte consapevole altre meno, lo segue in un ballo pericoloso che li porterà più volte vicino alla morte senza mai realmente sfiorarla.
E sarà alla fine che, ancora una volta, l’Assassino ci sorprenderà.
Vite messe in gioco, rischi e pericoli per cosa?
Per salvare il piccolo Luigi XVII? No, non realmente.
Come ogni farabutto che si rispetti, Venanzio, fa tutto questo per un proprio rendiconto o, meglio, per Eufrasia. Per darle quello che ha sempre voluto e, in barba alla punizione divina ce la fa.
Bellissimo, assolutamente bellissimo.

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