LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

lunedì 21 novembre 2011

La mia poesia - CANTO A NESSUNO

  La mia poesia
al concorso
OCCHIO DELLA DEA



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Canto a Nessuno

Lo rammento bene
l’uomo che sfidava gli dei,
legato all’albero come un condannato
che condanna volle per sé
perché le catene della mente
eran per lui
più gravose della corda a ferire la pelle.

Gridava come un folle
l’uomo che folle non è mai potuto essere,
colui che solcava mari in tempesta
inviso a dio potente dal tridente funesto,
in balia di venti avversi
che ne han fatto vacillare la fama
fallendo l’intento.

Poi si placava ansimante
l’uomo eroe nei secoli
e ci ascoltava, ci sentiva,
Il cuore a fremere di desiderio e umana curiosità,
fragile nella possenza di un aspetto invitante,
occhio bruno allagato di languore,
vago sorriso su labbra aride
dalle forti sentenze.

Lo guardai
l’uomo che non ho saputo dimenticare,
tra coloro che mi eran sorelle,
figlie di sangue di fiume,
eravamo lì a cercar di strappare
quello spirto all’umana stirpe
per farlo giungere laddove Caronte attende.
Differenti eran le mie compagne
Dalla voce più allettante della mia.
smisi or dunque di torturare
quell’anima impavida
che pianse per noi,
che chiese pietà agli osteggiati dei,
che scalciò come asino imbizzarrito,
che sanguinò al laccio stretto
che si stringeva a ogni sobbalzo.

Lo guardai e lo amai,
quel mortale dai mille lidi,
passò la nave lenta, i remi veloci inutilmente
mossi da braccia impaurite di uomini sordi.
Superò il mio confine
la nave di colui che non ho dimenticato
e guardai il fuggire di pavidi guerrieri
che tutto combattevano
ma non l’amore.

Son passati anni, i vostri millenni,
di lui ancora raccontate e guardate strane immagini in movimento.
Io son ancora qui, sul mio scoglio,
ad attendere colui che mi rubò il cuore,
a rammentare l’abisso del suo sguardo
più profondo del mio mare,
ad ascoltare l’eco distante delle sue suppliche
e poi l’urlo suo di trionfo
perché unico al mondo
ad aver goduto della melodia delle sirene.
Son passati millenni da quel giorno
E da quel giorno non canto più
per alcuno,
perché alcuno è degno del mio canto,
perché alcuno ha diritto al mio abbraccio di morte
nell’ultimo spasimo dell’amore.

Per Nessuno un giorno canterò ancora,
quando Nessuno, se ancora lambisce i lidi della terra,
tornerà a costeggiar questa costa
lo riconoscerò ed il mio canto, solo allora,
spezzerà i lacci che una volta non ho saputo spezzare.

(Barbara Risoli - Anno 2011)

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