LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

sabato 26 novembre 2011

IL RINGHIO DELLA MORTE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL RINGHIO DELLA MORTE
di
Barbara Risoli

- Nono episodio -


Gli omicidi al paese avevano ormai una cadenza fissa, ogni due notti qualcuno veniva trovato sbranato e l’idea che in realtà i fautori di tali scempi fossero i lupi iniziava a essere credibile. Rudolph e Vuk, questo il nome del cane, sapevano che presto avrebbero dovuto cambiare zona per non rischiare d’esser scoperti e uccisi. C’era sempre qualcuno che sapeva come annientare un vampiro e già fuori dalle case i più arguti avevano posto trecce d’aglio impestando l’aria. Venivano scherniti per il momento, ma prima o poi la loro verità sarebbe stata accettata. Eppure il loro rifugio era il migliore che avessero mai trovato, la protezione di Zejna perfetta, la sua indifferenza per la loro natura crudele era tranquillizzante. Non importava nulla alla contessa che fossero degli assassini e le sere in cui non uscivano a caccia passavano incredibilmente piacevoli. Le facevano compagnia, mentre consumava le cene che si faceva preparare dalla serva la quale le raccontava l’accaduto. Anche quella sera aveva mangiato senza fretta accomodandosi poi sulla poltrona per giocare a scacchi con l’ospite, come spesso facevano. Non era brava, ma si divertivano. Tuttavia, un’aria pesante gravava su di loro.
- Vi ascolto, Rudolph – gli spianò la strada facendo la prima mossa, sempre la stessa, sbagliata, l’inizio di ogni sua sconfitta in quel gioco. Lui rimise il pezzo al suo posto e ne mosse un altro sorridendole, poi fece la propria mossa.
- Presto ce ne andremo – rivelò freddamente.
- Dove? – colse in lei un turbamento.
- Ha importanza? – osservò la chiacchiera. Zejna scosse il capo e mosse.
- La gente non è stupida come credete voi. Qualcuno già sospetta. È un rischio che abbiamo imparato a evitare – sembrò giustificarsi e mosse anche lui. La contessa si fissò sugli scacchi.
- E poi né io né Vuk vogliamo farvi del male – aggiunse rubandole un’occhiata contrariata.
- Siete liberi di farmene, cosa ve lo impedisce? – fu ovvia.
- La riconoscenza, contessa – sorrise magnifico. Zejna spostò il cavallo, sbagliando, ma stavolta Rudolph non l’aiutò.
- Sapevo di fare un errore – parve lamentarsi rendendosi conto di essere ancora una volta sul punto di perdere la partita. Mosse senza convinzione.
- Andare contro Dio è sempre un errore – le disse il vampiro strappandole uno sguardaccio feroce che quasi lo intimorì. Era quello il punto dolente di Zejna, la sua solitudine e il dolore che aveva dentro li imputava a Lui e Rudolph non la biasimava.
- Perché ci avete ospitati, contessa – volle allora sapere e Vuk alzò la testa fissando la distante porta d’entrata.
- Perché siete bestie – rispose algida osservandolo muovere una torre.
- Siete una donna coraggiosa, non vi dimenticherò –
Vuk si alzò assumendo un atteggiamento di all’erta.
Zejna sorrise e mosse la regina bianca.
- Neppure io… come potrei? E’ la prima volta che vinco a questo gioco – il suo tono fu imprevedibilmente ilare. Rudolph la scrutò dimenticandosi della partita.
- Scacco matto – affermò soddisfatta e sorrise come una bambina, con la spensieratezza che non aveva da tanto temo. Il vampiro guardò la scacchiera e si lasciò andare sullo schienale della poltrona.
- Non si può sempre vincere – commentò affascinante.
- Neppure perdere – ribattè la donna notando Vuk che si avvicinava alla porta con passo paradossalmente felino.

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