LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 25 novembre 2011

IL RINGHIO DELLA MORTE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL RINGHIO DELLA MORTE
di
Barbara Risoli

- Sesto episodio -


Un mugolio continuo e addolorato attirò Zejna nel buio di quella notte tempestosa. Riaccese il lume con l’acciarino e si mise in ascolto con più attenzione: il lamento era continuo e penoso. Si alzò e guardò fuori, i lampi intermittenti erano l’unica luce che permetteva di scorgere la terra battuta dalle intemperie. Faticosamente guardò il tratto di scala esterna e, in un flash intenso del cielo, scorse qualcosa che si muoveva, il lamento si fece più forte. Incuriosita cercò di mettere a fuoco l’immagine, poi veloce indossò la lunga e calda vestaglia di velluto bordeaux, imbracciò il fucile e scese al pianterreno con circospezione. Pensò agli assassini di cui le aveva parlato la serva nel pomeriggio.
- Le hanno detto di noi – sussurrò l’uomo accanto al cane riservo sui gradini bagnati, ansimante e sanguinante, intento a emettere gemiti strazianti. Non provava dolore, anche questa era una concessione della loro razza maledetta.
‘E’ stata imprudente, non ha voluto ascoltare la serva, non ha gli indizi che potrebbero farci riconoscere’ lo tranquillizzò la bestia, mentre la grande porta cesellata si socchiudeva.
L’uomo accanto all’animale ferito alzò il volto pallido e un lampo illuminò il suo sguardo scuro sulla donna armata. Lei non poteva sapere che quell’arma sarebbe stata inutile contro di loro che non potevano più morire. Un tuono parve avvertirla del pericolo e l’uomo ebbe una smorfia segreta contro Dio, non si intromettesse nei loro affari, Lui che si era dimenticato dei suoi figli e che si era accanito su di lei con un dolore che nitido screziava una bellezza umanamente eccezionale.
- Ancora voi? – disse Zejna puntandogli contro il fucile. Il cane guaì disperato attirandone ancora l’attenzione. Uscì all’aperto lasciandosi aggredire dalla pioggia che avrebbe potuto fermarla, ma non lo fece.
- Il mio cane sta morendo – le fece sapere lo sconosciuto appoggiando la mano dalle lunghe dita sulla grossa testa pelosa. Gli occhi ambrati della bestia catturarono quelli sospettosi di Zejna che deglutì. Notò il sangue annacquato scendere lungo la scalinata, nel momento in cui il buio trionfeggiò per un lungo lasso, in lei sorse qualcosa che da tempo non provava più, se non per se stessa: la pietà.
‘Sono gli esseri umani a esserle invisi, non le bestie’ affermò il cane e la luce del cacciatore in attesa balenò nello sguardo attento del suo compagno.

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