LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

lunedì 28 novembre 2011

IL RINGHIO DELLA MORTE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL RINGHIO DELLA MORTE

di
Barbara Risoli

- Dodicesimo e ultimo episodio -


Rudolph e Vuk camminavano senza fretta nella neve dell’inverno transilvano. Il freddo non li sfiorava, gli alberi appesantiti dal cristallo del cielo sembravano inchinarsi al loro passaggio, mentre gli animali  notturni si allontanavano celeri, perché li sapevano riconoscere. La luna piena illuminava le immerse distese candide rendendole bluastre. Si fermarono a contemplare il buio cui appartenevano, ad annusare l’aria con i suoi freddi aromi, a chiedere alle stelle dove fosse la logica, la giustizia, lo scopo della loro esistenza. Non erano sul mondo per morire come gli umani, quale il loro destino? Nessuna risposta, nessun programma, solo una strana sensazione che sapeva assurdamente di felicità.
- Non credo sia possibile – affermò Rudolph continuando a camminare.
‘Non come te lo aspettavi, c’è troppo del tuo passato in te’ quasi lo schernì il cane.
- Perché lo hai fatto? – volle sapere, era una domanda che lo assillava da quando avevano lasciato il palazzo.
‘Perché sono una bestia più di te, c’è troppo del mio passato in me’ e se avesse potuto ridere lo avrebbe fatto. Rudolph lo scrutò con lo sguardo vibrante.
- Sarà meglio fermarsi un attimo – cambiò discorso. Si sedette su una pietra del sentiero. Vuk approvò manifestando ilarità con il pensiero.
Emerse dalla boscaglia innevata con il passo lento ma sicuro di chi contemplava, senza fretta, senza ansia. L’abito bordeaux contrastava con il chiarore del mondo, il pallore acquisito sottolineava una bellezza eccezionale all’origine e ora quasi sconvolgente, i lunghi capelli acconciati come se mille serve si occupassero di lei. Zejna si fermò e li guardò con l’espressione interrogativa. Rudolph non si mosse, regalandole semplicemente un’occhiata ammirata. Lei li raggiunse e diede una carezza a Vuk che non si ritrasse.
- Siete stanchi? – disse senza inflessione. L’uomo scosse il capo, la loro natura non concedeva neppure la stanchezza..
- C’è troppo del tuo passato in te – le rispose alzandosi. Uno davanti all’altra si fissarono.
- Sono salva – era la prima volta che faceva riferimento alla sua nuova natura.
- Dipende dai punti di vista – tagliò corto il compagno deciso a proseguire.
- Non sembri felice di sapermi con te – lo riprese un po’ delusa. Rudolph tentennò.
- Non era questo che volevo per te – confessò.
‘Sta mentendo, come tutti gli uomini. Questo lo ha voluto dalla prima sera in cui ti ha vista’ intervenne Vuk avviandosi per primo sul sentiero e lasciandoli soli.
Zejna gli chiese conferma. Voleva conferme, ne aveva bisogno, era ancora confusa, destabilizzata, frastornata dalla dimensione dilatata in cui proprio Vuk l’aveva trascinata, strappandola alla morte umana, rubandole l’ultimo respiro per renderla simile a sé. Il cane non l’aveva voluta perdere, la gratitudine della bestia l’aveva trasformata in uno splendido vampiro che non sarebbe più morto. Si sentiva salva, si, assurdamente salva e felice, per ora. Forse per sempre, non poteva saperlo. Solo il buio degli occhi di Rudolph la abbattevano e silenziosa gli chiese una scintilla per sé.
- La nostra razza non può amare, Zejna – volle farle sapere, colpito da quella sorta di speranza che la animava. Lei lo scrutò tornando a essere la donna disincantata e misantropa di pochi giorni addietro. Ne fu affascinato, come allora.
- Nessun rimpianto – lo stilettò freddamente.
‘Sta mentendo, come tutte le donne’ disse Vuk invisibile, già avanti nel cammino. Entrambi volsero lo sguardo nella sua direzione.
- Non era questo che volevo per te – ripetè Rudolph ignorando il cane.
- Saprò accontentarmi – chiuse il discorso lei avviandosi verso il paese poco distante. Sarebbe giunta l’alba e aveva già imparato a evitare la luce, senza fatica. Rudolph si appaiò a lei.
- Presto avrai fame – continuò con quel tono grave.
- Ho un buon maestro – rispose decisa. Si riferiva a Vuk e Rudolph sorrise per quell’ironia. La fermò afferrandole un polso e lei si lasciò fermare. I sentori del passato erano violenti in loro, ciò che non concedeva l’assenza di anima, trovava spazio nelle strade della mente. Si guardarono, la luna a far scintillare i loro occhi sovrumani. Poteva funzionare, forse, si… poteva andare bene anche così.

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