LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

domenica 27 novembre 2011

IL RINGHIO DELLA MORTE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL RINGHIO DELLA MORTE

di
Barbara Risoli

- Decimo episodio -


Fu un attacco in piena regola, organizzato e armato. La grande porta venne sfondata con l’aiuto di un ariete di legno, i paesani coinvolti una decina, i fucili puntati sulla contessa altrettanti, alle cintole degli invasori pendevano paletti chiari, levigati, appuntiti, di frassino. Zejna lo comprese, perché anche lei conosceva il modo per uccidere un vampiro. Non si mosse quando quell’orda umana imbestialita attraversò la sala per assediarla. Davanti alla scacchiera lasciava che il fuoco del camino la illuminasse rendendola bella e maledetta agli occhi dei suoi nemici. Li interrogò con lo sguardo fermo, niente parole per l’umanità che le era indifferente.
- Blasfema e bestemmiatrice, contessa – disse uno di loro guadagnandosi così la sua attenzione.
- Uscite dalla mia dimora – ordinò consapevole di farlo invano.
- Avete scelto di offendere il Padre e noi siamo qui a stanare il demonio e punire voi che lo avete protetto – aggiunse il contadino altero, fiero di essere un soldato di Dio in quel momento. Zejna giocò la carta scadente dell’incomprensione.
- Qui si nascondono i due assassini che stanno decimando la nostra gente e qui troveranno la loro fine – sentenziò l’uomo e gli altri iniziarono la loro illecita perquisizione.
- E’ sempre così o per me state facendo un’eccezione? – chiese la donna alzandosi e inducendo l’interlocutore a tenerla sotto tiro.
- Siete avvezzi accanirvi contro le donne sole? – lo prese in giro divertita, ma dentro sentiva il sapore amaro della paura, nell’aria il cavalcare inconfondibile della morte. Era sopravissuta per questo? Non lo escluse.
- Non siete sola, cagna infernale – la insultò ferendola. Un lampo nella mente le ricordò quanto invece un vampiro e il suo cane l’avessero sempre rispettata. La rabbia e il senso di ineluttabilità la fecero tremare.
- Siete dei folli che pensate di poter sopravvivere contro di loro – non negò, non lo avrebbe fatto.
Era perduta, non avrebbe chiesto pietà. Il contadino si avvicinò e lei che si irrigidì.
- Basta un solo colpo bene assestato, contessa, e questa nefandezza finirà – quasi le sussurrò all’orecchio afferrandola, strattonandola, inscenando una specie di commedia che sapeva di trappola. Zejna capì e non si difese, tentò mentalmente di fermare una reazione, ma non aveva alcun potere psichico, lo sapeva. Tentò di allontanare da sé il contadino, mentre gli altri si posizionavano, come da accordi. Una trappola per i suoi ospiti e lei non poteva fare nulla, se non fingere di non avere paura.
Cadde supina, il paletto di frassino alzato su di lei come un pugnale, l’avrebbe uccisa, con diverse modalità, ma lo avrebbe fatto. Tentò di retrocedere, ma il piede pesante dell’avversario la bloccò. Ciò che vide allo stremo fu Vuk sopra di sé, il sorriso tronfio dell’uomo che era riuscito a stanare uno dei vampiri e il calare inesorabile dell’arma verso la schiena del cane ringhiante, le lunghe zanne bianche, aguzze e letali, gli occhi ambrati ora scarlatti e feroci, il colpo fu potente.

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