LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

sabato 26 novembre 2011

IL RINGHIO DELLA MORTE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL RINGHIO DELLA MORTE
di
Barbara Risoli

- Settimo episodio -

Lo aveva commesso l’unico errore possibile, aveva perduto in un attimo la possibilità di salvarsi, lasciando che entrambi varcassero la soglia del suo palazzo. L’animale ferito era di grossa taglia, impossibile da sollevare per lei e così, presa da uno slancio di imprudente compassione, aveva chiesto al padrone di portarlo all’interno, davanti al camino acceso della grande sala. Li aveva invitati a entrare, concesso loro un riparo, il più sicuro, perché al paese tutti sapevano che la contessa non era avvezza ospitare alcuno, neppure la servitù.
Il cane si lasciò deporre dinnanzi al fuoco che non smise di fissare ansimando, una grossa coperta lo coprì dopo essere stato medicato dall’uomo e dalla donna, una ferita simile a un morso sanguinava dal suo fianco destro. Poi finse di addormentarsi. Non era il tempo del sonno, era buio.
Zejna versò del liquore in due bicchieri di cristallo, l’unica cosa che aveva da offrire nel cuore della notte senza servi a disposizione.
- Il minimo che possiate fare adesso è dirmi il vostro nome – disse porgendo il liquore all’ospite seduto sulla poltrona accanto al cane dormiente.
- Rudolph – fu conciso. La diffidenza della padrona di casa era il prossimo ostacolo da superare. Lei annuì.
- Il vostro è Zejna – continuò annusando il liquido senza desiderarlo, senza poterlo bere veramente, solo una bevanda era concessa a quelli come lui. Si accorse della nuova aria diffidente della donna.
- Parlano di voi in paese – mentì.
- Mi chiamano la contessa – gli fece notare.
- Non tutti – non demorse accennando un vago quanto affascinante sorriso che la turbò e se ne accorse.
- Cosa vi è accaduto? – volle sapere accomodandosi sulla poltrona antistante, il cane tra loro.
- In paese ci sono i lupi, non lo sapete? – fu ovvio. Lei scosse il capo e si concesse un sorso.
- Dicono che sono due assassini, ma ci sono i lupi, adesso ne sono certo – affermò dando un’occhiata falsamente apprensiva alla bestia attenta. Il loro contatto mentale era costante.
- Da dove venite? – ignorò quella notizia irrilevante. Rudolph sospirò.
- Da qui… anche se sono foresto – ironizzò e lei corrucciò le sopraciglia.
- Ho viaggiato molto, ho vissuto distante, ma ho visto la luce in queste terre. Nessuno mi rammenta, tutti molto diffidenti, come voi – continuò portando il bicchiere alle labbra invitanti senza tuttavia sfiorarne il contenuto. Zejna sorrise amara.
- Da quanto non vedete la vostra luce, Rudolph? – lo stoccò e stoccò anche il cane.
- E voi, contessa? Non avete nulla da dirmi, se la cosa vi aggrada? – ignorò quella provocazione oscura invitandola a parlare di sé pur consapevole che detestava farlo.
- Credo che voi sappiate più cose di me sulla mia persona – lo sorprese nuovamente, ferma e impassibile, neppure un tremore a far vibrare il calice nella mano. Era in grado di leggerla dentro, di coglierne i sentori, ma non i pensieri, quelli gli erano concessi solo con i suoi simili. Il cane aprì gli occhi e incontrò quelli della contessa.
- Voi e il vostro cane – aggiunse raggelandoli entrambi.

 

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