LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

venerdì 25 novembre 2011

IL RINGHIO DELLA MORTE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL RINGHIO DELLA MORTE
di
Barbara Risoli

- Quarto episodio -


- Siete certa di non aver più bisogno di me, contessa? – chiese la donna sulla porta, il fruscio delle piante battute da un forte vento rendevano l’atmosfera inquietante. Zejna alzò lo sguardo dal noioso ricamo e annuì. Vedendo che la donna non se ne andava la interrogò silenziosa.
- C’è ancora luce, devo affrettarmi – sembrò giustificarsi e la nobile alzò un sopraciglio seccata. Che aspettava allora? Sembra avere qualcosa da dirle. Senza dare troppa importanza a quel nervosismo e continuando a ricamare le chiese cos’avesse. La donna allora avanzò verso di lei e iniziò a giocare con le proprie mani.
- Avete sentito cosa è accaduto in paese? – era ansiosa forse di instaurare con lei un discorso che non fossero solo gli ordini da eseguire. Zejna non alzò il volto dal proprio lavoro.
- Sai bene che non mi importa nulla del vostro paese – ribattè secca.
- Anche voi ne fate parte, contessa… e vivete qui da sola – le fece notare. Quelle parole turbarono la donna che non lo diede a vedere pur bloccando lo sguardo sull’ago che si infilava nella stoffa.
- So difendermi – tagliò corto.
- Non sfidate Dio, contessa… davvero c’è un pericolo in paese – quasi la implorò e solo allora Zejna la guardò nuovamente, freddamente.
- Si sfidano valenti nemici, ricordalo – la zittì.
- Non bestemmiate, vi prego – si fece il segno della croce irritandola.
- Torna a casa prima che faccia buio, fingerò di non averti vista mentre incrociavi le tue mani in una supplica inutile – la stilettò e tornò a lavorare su quel ricamo che neppure amava. La donna comprese che non l’avrebbe convinta a correre ai ripari o almeno a incaricare qualcuno che sorvegliasse la sua dimora. Sospirò sconfitta e le diede la schiena per raggiungere la porta.
- Dicono non siano umani – volle tuttavia dirle.
- Siano? Dunque sono più di uno – sorrise la contessa divertita dal fatto di non sapere di cosa stesse parlando.
- Due, contessa… due assassini – concluse la serva. Zejna annuì e l’altra uscì sconfitta.
Da sola Zejna guardò oltre la finestra, stava arrivando un temporale. Pose il lavoro e si alzò, scrutò il bosco davanti al palazzo sferzato dal vento che iniziava a ululare. La serva attraversò il piazzale veloce e si inoltrò nella stradina che l’avrebbe portata al paese. Sorrise per il timore che aveva scorto in lei. Raggiunse il camino sopra il quale troneggiava un fucile carico, sempre carico, pronto a uccidere. Ci pensò. Lo prese. La prudenza non era mai troppa, lo avrebbe portato con sé quella notte in camera.  Guardò il fuoco crepitante, l’autunno era inoltrato, presto sarebbe giunta la neve, ma ora era in arrivo la pioggia, sapeva riconoscerla dall’aroma che le penetrava nel naso. Lo confermò un forte tuono distante. Sorrise ancora e tornò al ricamo, silenziosa e sola, nel crepuscolo che ormai era quasi notte, nella rabbia che ormai era la sua amica migliore e inseparabile.

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