LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

giovedì 24 novembre 2011

IL RINGHIO DELLA MORTE - Racconto on line a episodi (replica)

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IL RINGHIO DELLA MORTE
di
Barbara Risoli

- Primo episodio -


Zejna era una donna sola che il destino aveva sottoposto a dure prove, aveva perduto gli affetti più importanti, in poco tempo, senza giustizia, senza spiegazioni. Nobile e altera aveva tuttavia parato i colpi della vita, ogni lacrima l’aveva resa più forte, ma anche più fredda e distaccata. Il viso fermo ne era la triste conferma. Zejna era bella e decisa, agile e abile, capace di fare qualsiasi cosa da sola, perché accanto a sé non voleva più nessuno, né amici né amore. Sorrideva amara a se stessa affermando che così non sarebbe stata più abbandonata e per abbandono intendeva una sola cosa: la morte. Il resto era distacco, lontananza, inezie, perché soltanto la morte sapeva e poteva aprire un baratro dentro, quello in cui Zejna era scivolata da tempo. Attorno a sé dunque il vuoto, il grandioso palazzo settecentesco con pochissima servitù che abitualmente cambiava per non creare affezioni, per non sentire mai una mancanza. Pagava Zejna, pagava con monete d’oro i servizi che chiedeva, pagava per riassestare la casa, per un pranzo, per mettere il giardino a posto, per curare i cavalli, per spalare la neve se c’era la neve o per rastrellare le foglie se c’erano le foglie. Non aveva una buona nomea Zejna nel mondo in cui viveva, nel tempo che le era toccato, gli ultimi anni del diciottesimo secolo in un paese della profonda Transilvania. Era una donna sola che pagava, che non aveva padroni, che non aveva marito, era una donna di malaffare allora. Tutti contadini quelli intorno a lei e qualche nobilotto che aveva osato bussare alla sua porta dopo la morte dell’intera sua famiglia. Non rammentava neppure quanti fossero i suoi cari estinti, ricordava solo un funerale ogni pochi giorni e poi all’improvviso niente più funerali, solo il vuoto. Era una superstite che aveva ereditato tutto ciò che si poteva ereditare, in linea diretta e in linea indiretta, e si chiedeva spesso quale fosse l’arcano motivo. Aveva privato la sua dimora di qualsiasi crocifisso o immagine religiosa, perché quando guardava il cielo non vedeva più Dio e sinceramente non lo aveva mai visto, aveva sempre mentito pregandolo, dicendo di credere. Come poteva vivere senza amore, poteva farlo anche senza di Lui e che stesse distante da lei, molto distante perché lei non lo amava.

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