LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

sabato 19 novembre 2011

IL PRINCIPE DEL TERRORE - Racconto on line (concludente)

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IL PRINCIPE DEL TERRORE
di

Barbara Risoli

 
Giunse atteso, laddove ognuno giunge. Emerse dalla nebbia chiara del confine dimensionale e si mostrò a coloro che immobili lo fissarono, increduli e atterriti, la paura primordiale ad assalirli. Era alto come in vita, scuro come respirando era stato, lento nei movimenti come nell’esistenza si era sempre mosso; sontuoso nel passo e nel portamento, austero e superbo, vestito del colore della sua terra sabbiosa, riccioli scuri sulla fronte a celare di poco gli occhi sottili e feroci. Un lieve sorriso screziava le labbra strette contornate da una vaga barba incolta. Grondava sangue il principe del terrore giunto laddove tutti giungono, sangue non suo, copioso e scintillante, mano armata di spada d’oro e un fucile prezioso emergeva dietro le ampie spalle, legato al petto da cintura di diamanti macchiati di morte stillante. Si fermò come se quel viaggio gli fosse stato sconosciuto, osservò ogni presente con la freccia di ghiaccio di uno sguardo senza anima. Eppure, lui adesso era anima, il principe del terrore. Ancora s’udivano le grida innalzarsi dalla terra poco distante, ancora il rumore del delirio che lo aveva mosso assordava dal lido a pochi metri che separava la dimensione della morte da quella della vita. Indietreggiarono tutti a un altro passo di quel fantasma tra i fantasmi, tremarono nella pace che era stata loro concessa e che al principe del terrore sarebbe stata negata. Volsero l’attenzione alla distante nebbia scura destinata ai malevoli e diedero strada all’avanzare, quasi tronfio, del principe del terrore. Impettito egli camminò: destinato alla pena eterna, si sentiva un eletto nella massa che lo osservava attonita. La massa non gli apparteneva, non lo aveva fatto quando aria solcava il suo petto, non lo avrebbe fatto ora che il vuoto dilagava nel suo estremo essere. Nessuna parola per lui, dopo le grida della sua esecuzione, nessun commento da parte di quegli esseri pietosi che gli riservarono immeritata pietà. Posò lo sguardo d’acciaio e di sangue altrui su di loro in un saluto altezzoso e ironico, silenzioso e segreto. Nessuno rispose al principe del terrore, nessun bacio sull’anello di smeraldo, verde come il suo Credo. Non vi era il suo dio ad attenderlo, solo il vuoto destinato agli ingiusti. Guardò il muro infinito, nero e fumoso, davanti a sé, pronto come un guerriero ad affrontarlo, convinto come un pazzo di poterlo sconfiggere. Oltre vi erano quelli come lui. Avrebbero trionfato sul niente che lì, luminoso, lo avvolgeva facendo luccicare il rosso del sangue versato, bevuto, calpestato. Prese un fiato che non era fiato e s’immerse nel buio. Anime pie chinarono il capo per lui. Qualcosa lo divorò o forse lo accolse. Poi il nulla.

 

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