LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

martedì 22 novembre 2011

Anteprima - LA STELLA D'ORO (in lavorazione)

Image and video hosting by TinyPic
 
ANTEPRIMA

LA STELLA D'ORO

- Lenin -
- Ottobre 1916 -
- Zurigo -

Scese le scale strette, niente a che vedere con le sontuose scalinate del palazzo dell’Astro, con le atmosfere lussuose e festose dei giorni felici a Palmanova; distanti i grandi spazi che forse adesso servivano per curare i feriti e coprire pietosamente i morti, mentre Lui stava a guardare.
Udì un chiacchiericcio provenire da una delle stanze del piano terra che raggiunse. Timidamente bussò a una delle porte chiuse. Un aroma di minestra di cavolo aleggiava nella casa semibuia. Qualcuno la autorizzò a entrare e lei lo fece lentamente, richiudendosi la porta alle spalle. Osservò i presenti, riconobbe Nadezda e Fajzra. Con loro c’era qualcun altro, seduto capotavola, fermo e sospettoso. La fissò per lunghi attimi con gli occhi sottili, quasi orientali, lucidi e attenti: il volto affilato e il mento aguzzo sottolineato da una barba che lo faceva sembrare un po’ vecchio, mentre la calvizie scopriva la fronte ampia e corrucciata. Vestiva modestamente pur con una seria dignità.
- Dunque la principessa ci onora della sua presenza – la salutò freddamente e Maria constatò con rammarico che tutti lì dentro erano algidi nel modo d’essere. Fece un inchino degno del proprio rango, un po’ impacciata a causa del vestito marrone senza fronzoli, solo caldo, confortevole e pulito. I lunghi capelli biondi li aveva legati frettolosamente alla nuca, non un filo di trucco valorizzava il cielo dei grandi occhi spaventati.
- La contessa Maria Frangini alla vostra presenza, signore. Ringrazio per l’ospitalità che vi premurate di concedermi qui, in terra straniera e distante – si presentò dando sfoggio di grande educazione, ma anche di saper parlare perfettamente il russo, senza inflessioni, nessuno avrebbe potuto dire che era italiana. L’uomo ebbe un’espressione di palese compatimento che non le sfuggì.
- Se vi ho offeso, signore… affrettatevi a farmelo sapere perché io possa scusarmi umilmente – lo interessò.
- Il mio nome è Vladimir – ribattè l’altro alzandosi e andandole davanti. Era alto quanto lei, tanto per una donna, poco per un uomo. Maria lo paragonò subito a Fajzra che invece era longilineo, forse troppo magro, ma maestoso nell’altezza che arrivava al metro e novanta.
- Onorata di potervi rivolgere la parola, signore – rispose facendo una nuova riverenza. Vladimir sorrise, dando un’occhiata complice a Fajzra, che non battè ciglio.
- Sempre fortunato il principe tra noi, trovare un simile gioiello nel fango di una galera significa esser baciati dalla buonasorte. Continuo a credere che tu sia il mio uomo migliore – asserì tornando a tavola e invitando tutti a far la stessa cosa. Nadezda servì la fumante minestra silenziosamente e si accomodò alla destra di quello che doveva essere suo marito.
- Dunque, principessa… quale il tuo crimine in Italia? – ruppe il ghiaccio Vladimir assaggiando la pietanza. Lei non rispose, trattenendo a stento le lacrime. La donna se ne accorse e anche Fajzra.
- Vilipendio – rispose per lei il compagno sorprendendola. Vladimir alzò gli occhi di lama senza comprendere.
- Di cadavere – precisò l’altro riuscendo incredibilmente a turbarlo. Vladimir deglutì quasi segretamente e fissò Maria che non si muoveva. Nedezda ebbe un attimo di smarrimento.
- Di chi, principessa? – le chiese il padrone di casa catturando un suo sguardo improvvisamente di ferro.
- Di mia madre – non esitò a rispondere. Nedezda si alzò per versare dell’acqua nei bicchieri. Altri attimi di discernimento scandirono un silenzio spezzato solo dal rumore del fuoco nella stufa in ghisa. Poi Vladimir sorrise faticosamente.
- Non ti ha insegnato il tuo dio che questo non si fa, principessa? – parve farle il verso, il tono sardonico nel chiamarla principessa la irritò.
- Dio non ha nulla da insegnarmi e non sono una principessa, signor Vladimir – soffiò inattesa, sotto lo sguardo attento di Fajzra.
- Guardo al futuro, Maria Frangini, e presto sarai principessa – la stoccò in una sfida che lei non comprese. Lo fissò senza espressione e iniziò a mangiare la minestra, onorando la padrona di casa. Lei odiava i cavoli.

Nessun commento:

Posta un commento