LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

lunedì 28 novembre 2011

Anteprima - IL GRAFFIO DEL RE (in lavorazione)

Le avventure di Venanzio ed Eufrasia

Li abbiamo conosciuti ne IL VELENO DEL CUORE
Li abbiamo sostenuti ne LA GIUSTIZIA DEL SANGUE
di
Barbara Risoli

0111 EDIZIONI


Li ritroviamo…

ANTEPRIMA ASSOLUTA
in lavorazione

IL GRAFFIO DEL RE

ESTRATTO

Image and video hosting by TinyPic

I CAPITOLO

15 marzo 1794 – Fort Royale – Martinica

Eufrasia alzò lo sguardo dal latte tiepido che stava cercando di bere, non le andava, ma faceva parte della dieta impostale. Era mattina, una bella mattina, il sole già alto sfiorava il grande piazzale della residenza des Fleuves e lei se ne stava da sola sotto il porticato, dopo essere stata aiutata da Nora ad accomodarsi per la colazione. Lievi e refrigeranti gli Alisei sfioravano quel paradiso, cancellando l’afa.
Focalizzò il giungere sostenuto di una carrozza fregiata scortata da quattro soldati a cavallo. Il mezzo si fermò al suono roco della voce del cocchiere che si affrettò poi a scendere per aprirne il portellone. Scese un militare con la sua uniforme perfetta, linda e ornata di alcune onorificenze. Il passo dello sconosciuto si rivelò altero e deciso, in contrasto con ciò che effettivamente era: un ometto neppure alto, imparruccato e incipriato che ricordava tanto qualcuno. Eufrasia s’irrigidì. Lo conosceva di fama, pur non avendolo mai visto prima, era facile capire chi era. La gravidanza, ormai quasi al termine, le aveva impedito in quei mesi di muoversi liberamente: medici, governanti e familiari le avevano vietato di camminare e di fare qualsiasi cosa da sola. Il rischio di perdere un terzo figlio c’era e lei non era disposta ad accettare un altro dolore. Questo il motivo per il quale la vita dell’isola per lei era cosa distante e con essa i suoi abitanti. Mantenne la calma all’avanzare del militare che, dopo avere dato un’occhiata al grande palazzo del conte, suo padre segreto, la scorse sotto il portico abbellito da piante e fiori. Seguito dai quattro soldati armati la raggiunse, fermandosi davanti a lei, senza tuttavia salire i gradini che la elevavano. Si fissarono. Eufrasia manifestò una fredda indifferenza che le era naturale e appoggiò lentamente la tazza del latte.
- Sto cercando vostro marito, se voi siete Zoraide Rues de Martin – le disse secco e la irritò. Corrucciò le sopraciglia facendo scintillare quel suo sguardo nero che sapeva atterrire come affascinare.
- Non è buona creanza presentarsi nei ranghi cui appartenete? – lo redarguì. Lui ebbe un tremito seccato. Fece per rispondere, ma lei prontamente lo interruppe.
- E io sono la duchessa Zoraide Rues de Martin, se non vi hanno reso noto il mio titolo nobiliare – lo stilettò sapendo di infastidirlo.
- Sul vostro titolo nobiliare ci sarebbe da disquisire – la colpì senza che lei lo potesse prevedere. Tuttavia non si scompose.
- Ditemi chi siete e cosa volete, poi abbandonate questa dimora perchè la mia salute precaria non mi permette lunghe conversazioni – si difese valutando la pericolosità dei cinque uomini, la possibilità di ucciderli e la posizione della pistola che aveva addosso, tra le pieghe dell’abito verde di seta.
- Il mio nome è Tenente Generale Marie-Joseph Donatien visconte de Vimeur de Rochambeau, governatore di quest’isola e sono qui per trarre in arresto Stolfo Rues de Martin – finalmente dichiarò pomposo e ostico nel privare anche Venanzio del suo titolo. La reazione odiosa della donna fu il sopraciglio destro leggermente inarcato e un’espressione di compatimento.
- Quale la colpa del duca? – chiese quasi distratta pur fissandolo duramente.
- Cospirazione – fu perentorio il governatore. Eufrasia strinse i denti, poi sorrise amara.
- Trovatelo allora quel bandito di mio marito che non scalda il mio letto da mesi e non si prende cura di me che aspetto un figlio. E quando lo troverete, prima di giustiziarlo, fatemi la grazia di farmelo incontrare, perché io possa trovare soddisfazione per il suo abbandono – disse a sorpresa e l’uomo si sorprese, l’astio della donna fu molto convincente.
- State affermando che vostro marito non si trova in questo palazzo? – fece una domanda stupida quanto lui.
- Voglio aiutarvi, visconte. Il suo rifugio preferito è la Locanda del Porto, tra le braccia di qualche sgualdrina. Una di loro, se non tutte, saprà indirizzarvi meglio di me – rispose freddamente.
Il governatore le credette. Come previsto. La sua piccolezza, sovrastata dalla boria, lo rendeva poco attento.
- Sono costretto dunque a salutarvi, duchessa – abbassò improvvisamente la cresta davanti a lei. Le riservò un’occhiata di comprensione contrita che non le sfuggì, battè i tacchi con un saluto militare e si voltò per tornare alla carrozza e raggiungere la locanda.
Eufrasia sorseggiò il latte ormai freddo con il rumore della carrozza sulla ghiaia e ripose la tazza quando la stessa scomparve nel viale ombroso che portava ai cancelli principali del palazzo des Fleuves.
- Cospirazione. Cos’altro avete combinato questa volta? – chiese senza voltarsi, mentre Venanzio, vestito di tutto punto come quando usciva per fare affari, si appoggiava a uno dei pali del portico con le braccia incrociate al petto e lo sguardo fermo sul parco.
- Il tempo stringe – le rispose senza inflessione. Poi la guardò con gli occhi di fuoco che solo lui sapeva accendere. La moglie sospirò rassegnata, ma ancora una volta con lui. Questa era la loro forza. Da sempre.

Nessun commento:

Posta un commento