LO SCRITTORE, QUALSIASI GENERE EGLI SCRIVA, DEVE ESSERE TESTIMONE DELLA STORIA, PERCHE' IN OGNI ROMANZO SI CELA LA VERITA' DELLA REALTA'.

martedì 12 luglio 2016

Dilogia a volume unico - LA CONGREGA DEL NASTRO ROSSO

In previsione di un sequel globale (che cos'é' Sorpresa!), ho pensato di regalare per una lettura intensa estiva la dilogia a volume unico dei miei due romanzi romance IL VELENO DEL CUORE e LA GIUSTIZIA DEL SANGUE. Quindi, ecco a voi...


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LA CONGREGA
DEL NASTRO ROSSO
di
Barbara Risoli

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Le trame

PARTE PRIMA - IL VELENO DEL CUORE

Siamo nell’estate del 1788, nella Francia pre-rivoluzionaria messa a dura prova da un rigido inverno e in attesa del giorno dell’assemblea degli Stati Generali che precederanno la presa della Bastiglia. I protagonisti sono Eufrasia, figlia del conte Xavier des Fleuves facente parte dei fisiocratici sostenitori del cambiamento, e Venanzio, un assassino prezzolato dal torbido passato. A seguito del mancato matrimonio della ragazza, i due s’incontrano e tra loro viene a crearsi un saldo legame dai risvolti inquietanti che mette in luce i loro animi senza scrupoli e disposti a tutto, per se stessi a scapito degli altri. La richiesta di Eufrasia di inscenare il proprio omicidio, per evitare il convento, e l’esecuzione del servizio da parte del bandito, porta entrambi a cambiare identità celandosi nel cupo scenario della Francia in fermento, in ginocchio sotto la neve incessante dell’inverno 1788. A questo punto la storia si articola tra Nanterre, piccolo borgo vicino a Versailles, e la Bretagna, terra d’origine dei protagonisti. Eufrasia diviene la Vedova, donna sempre celata in un lutto stretto, abile giocatrice d’azzardo e contrabbandiera che arma la rivoluzione incombente. Venanzio si spaccia per il duca Stolfo Rues di un casato inesistente. Una serie di coincidenze li fanno incontrare nuovamente, mentre l’amore di entrambi viene svelato lentamente in un timore reciproco del rifiuto. Ma le promesse sono promesse

PARTE SECONDA - LA GIUSTIZIA DEL SANGUE

 1793. Una lettera disperata giunge dalla Francia, dove la Rivoluzione impazza. Intercettata da Venanzio, ora duca Rues de Martin, scatta il piano per salvare un innocente dall’inferno del Terrore. Eufrasia e Venanzio tramano nel buio, feroci e decisi a riscattare se stessi e il sangue offeso, irriducibili sfidano Dio, si confondono con le ombre di un tempo spietato e rischiano la vita al fianco di foschi personaggi in un mondo senza più regole, la giustizia a ergersi distruttiva con la libertà che scioglie cani randagi. Nella cupa atmosfera di una Parigi allo sbando, nell’aria fetida di una locanda malfamata, davanti alla ghigliottina, mentre Maria Antonietta guarda il popolo assetato di sangue, l’amore muove i due amanti e dal fango risorge con un inganno perfetto, con un gioco delle parti che trascinerà nella loro vita chi era destinato alla morte.


lunedì 4 gennaio 2016

Tempo fa scrissi... DIAMANTI DAL CIELO (racconto brevissimo)

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DIAMANTI DAL CIELO
di
Barbara Risoli

Lo rivide, dopo tanto tempo. Un regalo di Natale o uno scherzo del destino? Poco importava, l'emozione che provò fu qualcosa che riuscì a illuminare il suo animo triste al pari delle luci delle vie in festa. Lo guardò silenziosa senza che lui se ne accorgesse, quasi lo spiò mentre camminava senza fretta davanti alle tentazioni colorate delle vetrine, avvolto dalla musica natalizia della città.
Ricordò la loro felicità, i sorrisi, quella complicità che non aveva più trovato e che a tratti le mancava profondamente. Non aveva più incontrato un uomo come lui. Quando lo aveva perduto, si era erroneamente illusa di poterlo dimenticare. Non era mai accaduto e rivederlo adesso mescolava in lei gioia e dolore, sorpresa e paura, incredulità ed euforia. Desiderò parlargli, dirgli poco, solo un saluto, fu sul punto di farlo, ma a prevalere in lei furono il dolore, la paura e l'incredulità. Lo lasciò scivolare via senza raggiungerlo, si avvolse di più nel pesante cappotto e ingoiò la propria viltà. Lui svoltò l’angolo, mentre una lacrima amara le solcò il viso sfiorato dal vento gelido dell’inverno. Addio. Ancora una volta. Qual era stato il motivo che li aveva separati anni addietro? Non lo rammentava e rasentò i muri come si rasenta la vita in una fuga impossibile dai rimpianti. Le tentazioni delle vetrine non la tentarono, si mescolò alla gente, pianse silente certa di esagerare: ciò che è lontano appare sempre migliore. Provò con l'autoconvinzione, ma rivederlo l'aveva irrimediabilmente destabilizzata. Si fermò, si accorse di non sapere dove andare, cosa fare. Chiuse gli occhi. Ogni Natale per lei aveva qualcosa in meno, ma adesso sentiva di avere perduto il cuore.
Poi una strana sensazione la turbò inducendola a voltarsi per difendersi, come suo solito. Lo scontro di sguardi fu inevitabile e furono scintille, luci nel buio, sangue in corsa, brivido nell’anima, scossa alle membra. Tremò rivedendolo a pochi centimetri da sé. Le gambe quasi mancarono, quando l'uomo le regalò un sorriso, il più bello che ricordasse, il migliore che la vita le potesse riservare. Non la odiava e fu come un salto nel buio con l'atterraggio su una nuvola. Istintivamente sorrise anche lei, mentre la musica natalizia sembrò ora dolce melodia. Fece per salutarlo, ma lui alzò una mano per impedirglielo. Si fissarono a lungo, ancora il loro silenzio si riempì di frastuono, di complicità, di totale assurda comprensione. Come una volta si sentirono simili pur senza alcuna spiegazione. E senza parole lui le chiese se la gente intorno a loro avesse ancora importanza per lei che scosse il capo frenetica. No, non ne aveva, non come allora e ricordò perché lo aveva perduto: aveva temuto la gente, i giudizi, le condanne. No, no! Adesso no! Un nuovo sorriso la colmò di una cosa che non conosceva e che le piacque: la speranza. Le offrì ironicamente il braccio per invitarla a passeggiare nella via in festa. Lei tentennò. Diede un’occhiata fuggevole alla folla. L’uomo sogghignò: non era cambiata, ma lo sorprese. Si impossessò di quel braccio con la forza di una decisione mai avuta. Questa volta lui rise e improvviso non si accontentò di quel semplice contatto. Iniziò a nevicare, dapprima pochi fiocchi, poi nell'arco di pochi secondi grossi fiocchi decisero di incorniciare il loro incontro. La prese in braccio come una bambina senza smettere di guardarla, perché sapeva quale potere avessero i propri occhi ferrei eppure fatti di fuoco e passione. La fece volteggiare divertendola, costringendola ad aggrapparsi al collo, percependone così il calore. Si fermò, come la gente intorno a loro che li scrutava e, come previsto, li giudicava. Lei ignorò tutto questo, se lo impose. Quale altro uomo avrebbe potuto darle una simile felicità? Dove avrebbe trovato una follia più suadente? Attese un bacio, lo desiderò. Sapeva che non l’avrebbe delusa. La neve si fece invadente e la osservarono sopra di sé.
«Diamanti dal cielo per noi» disse l’uomo rivelando quella sua voce indimenticabile, profonda e sferzante. La guardò nuovamente.
«Ma questo è il più prezioso» aggiunse togliendole un respiro. Le portò via anche il fiato con un bacio inesorabile, lieve quanto scottante, una carezza alle labbra che mirò al cuore e centrò l’anima della donna che non si ritrasse.
Il mondo continuò la sua corsa, mentre loro si fermarono lì, nella neve imprevista, nella dimensione segreta di un incontro per troppo tempo rimandato oppure evitato oppure temuto, comunque figlio di un distacco lancinante che li aveva consumati entrambi. Lei non era stata forte come lui, aveva gettato la spugna rinunciando alla gioia; lui aveva atteso, era sempre stato paziente, simile a un capobranco tattico e stratega. L’aveva aspettata, con quel bacio glielo fece sapere e con uno sguardo, l’ennesimo, screziato dalla neve incessante, le disse che non le avrebbe più permesso di farsi altro male.
«Questa luce…» sussurrò riferendosi ai suoi grandi occhi atterriti. Lei si appoggiò al petto serrato dell’uomo e ascoltò quel grande cuore pazzo. Non lottò più contro se stessa.
«… non si spegnerà mai più» concluse e la portò via. Non sapevano dove sarebbero andati, non era importante.



mercoledì 30 dicembre 2015

La mia poesia - IL TEMPO


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IL TEMPO
di
Barbara Risoli


Il tempo. Che passa. Che non si ferma. Lui sa fare male, graffia l'animo e lo fa languire; sfregia la pelle senza versare sangue, abbatte, piega, taglia passo e pensieri. Il tempo che non ha pietà, lui sa uccidere senza negare il respiro; lui sa farti esplodere il cuore e infrangere il riflesso di uno specchio. Il tempo che non conosce morso o briglia alla bocca, libero di correre come niente al mondo mai è stato libero. Il tempo, inafferrabile come un ladro e ruba, depreda, rade al suolo le lande dorate di sogni perduti, manda in mille pezzi i rami scintillanti delle speranze, falcia come solerte fattore il prato della felicità, nega, toglie, elimina, annulla. E così ti guardi in quello specchio che una volta era finestra sulla tua anima e vedi cose strane, deformate, gocciolanti di lacrime scarlatte e saliva asciutta. Il tempo che delude, che non lascia tempo, che priva dei giorni e sfregia la tua bellezza per renderti misero, curvo e fragile. Il tempo che lascia passare branchi di lupi ululanti e ti assorda, ti confonde, ti schianta al suolo e sul suolo pone spine puntute e affilate. Il tempo che nessuno conosce, che ognuno di noi pensa di poter beffare, che trova sconfitta tra pagine vane di libri senza gloria e senza infamia. Il tempo che sa smorzare un sorriso e aguzzare zanna funesta, che scuote imperterrito come fosse vento, ma il tempo non ha consistenza, non ha nome e non ha volto, si veste di ricordi e scioglie i cani randagi del rimpianto e loro, al suo comando, ti mordono, ti lacerano le vesti, ti scavano la carne e tu crolli esausto pensando a ciò che sei stato, ma specialmente rimembrando folle ciò che non sei mai diventato. Il tempo che paventiamo silenziosi e vili combattenti, il tempo che nessuno potrà vincere e si veste a festa oppure a lutto, ma passa, veloce, inarrestabile, passa come un treno e il treno passa su di noi lasciando un sospiro, una firma, un racconto neppure veritiero di noi. Il tempo che niente concede, che tutto riprende, che parteggia i conti senza scendere a compromesso, che batte cassa in anticipo e lascia debiti sulla sua strada arrossata di dolore. Il tempo, quello che nessuno conosce e che tutti ignorano sperando vanamente di gabbarlo. Il tempo... il tempo di ognuno di noi.


martedì 24 novembre 2015

Formato cartaceo (paperback) de IL VELENO DEL CUORE di Barbara Risoli

Formato cartaceo de L'ERRORE DI CRONOS di Barbara Risoli

Formato cartaceo (paperback) de LA STELLA D'ORO di Barbara Risoli


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Formato cartaceo (paperback) de L'ONDA SCARLATTA di Barbara Risoli

giovedì 29 ottobre 2015

Nuova pubblicazione: LA PIETA' DI DIO (racconto breve)

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LA PIETA' DI DIO
di
Barbara Risoli

- Genere paranormale horror -

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La trama


Il ritorno di tre vampiri nel piccolo paese senza nome della profonda Transilvania. Uno di loro insolito nel sentore e nell'aspetto. Sono passati quarant'anni dal giorno in cui la contessa Zejna ha trovato una nuova esistenza nella morte apparente. Qualcuno chiede aiuto, l'efferatezza di una bestia più bestia di loro sta consumando un dramma ai danni di un innocente. Quale salvezza è possibile e specialmente... a chi sarà riservata la pietà di Dio, se Dio vorrà averne? 

Per chi ha amato LA PIETA' DELLA BESTIA, anch'esso racconto breve, un'altra avventura di Zejna, Rudolph e Vuk.


ANCHE IN KINDLE UNLIMITED!



domenica 18 ottobre 2015

Finalmente L'ONDA SCARLATTA in formato CARTACEO!

Dopo lunga riflessione e visto il piccolo ma costante successo in Fornato Kindle (e-book), ho deciso di accontentare gli amanti indefessi del libro palpabile, toccabile, sfogliabile, annusabile!

Ho dunque il piacere, nonchè l'emozione, di rendere noto che

L'ONDA SCARLATTA
è ora disponibile in versione cartacea!


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